Tag Archives: yves bonnefoy

La luce profonda chiede per apparire

La luce profonda chiede per apparire
Una terra battuta e sonora di notte.
È un legno tenebroso quel ch’esalta la fiamma.
Occorre alla parola stessa una materia,
Inerte sponda di là d’ogni canto.

Dovrai per vivere varcare la morte,
La più pura presenza è un sangue versato.

Da Ultimi gestiMovimento e immobilità di Douve, Yves Bonnefoy, Einaudi, trad. di Diana Grange Fiori

L’imperfezione è la cima

È vero che occorreva distruggere e distruggere e distruggere,
È vero che la salvezza era a quel prezzo.

Devastare il volto nudo che affiora nel marmo,
Martellare ogni forma ogni bellezza.

Amare la perfezione in quanto soglia,
Ma conosciuta negarla, dimenticarla morta,

L’imperfezione è la cima.

da Ieri deserto regnante, Yves Bonnefoy, Guanda, a cura di Diana Grange Fiori

appunti per Mi chiamo M.M. n.21

gyula pal and albert henning dance with a mask 1930 ca

Dance with a mask, 1930

Ciò che la figlia del vasaio (Butade di Sicione) inventa è dunque la grande figurazione, quella che non si interessa agli aspetti esteriori di una persona o una cosa, bensì alla loro possibile e piena presenza: una speranza che queste linee in rottura con il semplice visibile, questi colpi di gomma che aprono altri orizzonti, riflettono e disseminano nello spazio dell’opera, divenuto in tal modo un luogo.

da Osservazioni sul disegno – Il disegno e la voce, Yves Bonnefoy, Pagine d’Arte

e che non resti dunque altro…

Frans Hals

E che non resti dunque altro, nelle parole, se non i rapidi passaggi dall’ombra alla luce. Come nei ritratti di Frans Hals, che aveva capito che il volto è un paesaggio, l’anima una nube che satura un istante il cielo, il sorriso la fine di un temporale. La terra è un angelo, è questa la scoperta del disegnatore, l’evidenza che zampilla, talvolta, dai colpi di piccone nell’apparenza pietrosa.

da Osservazioni sul disegno – Il disegno e la voce, Yves Bonnefoy, Pagine d’Arte

pace?

disegnamo insieme

marta e elio a milano gennaio 2014

L’unità vissuta dal bambino piccolo: che stringe una mano, trova poi un polso, un braccio, e imparerà a capire come questi siano aspetti, cose, che possono essere distinti, dissociati, possono ricevere un nome, uno dopo l’altro; ma che ancora sa, nel più profondo della sua coscienza senza parole, che essi sono ‘uno’, in quanto vivono, respirano; e sperimenta quindi l’unità come intimità, come felicità. Passare, allora, con il contatto delle dita, da una ‘parte’ del corpo, se questa è la parola, a un’altra. E non sarà carezzare, ma l’esercizio di un senso di cui i cinque più tardi, compresa la vista, non saranno che vane ombre. Così sarà amare. Così sarà, così dovrebbe essere disegnare.

da Osservazioni sul disegno – Il disegno e la voce, Yves Bonnefoy, Pagine d’Arte, trad.di Margherita Belardetti