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cervellino d’uccello

mario giacomelli 7

Con vasti occhi innocenti di pinguino,
tre merli poliglotti, grossi ma novellini,
stanno in fila
sotto il salice glauco,
un’ala contro l’altra, teneri e solenni,
fino a quando avvistano la madre,
che ormai non sembra più grossa di loro
e che arriva portando
qualcosa che potrà a malapena
saziare uno dei tre.

Lei si dirige verso lo stridio
acuto e intermittente, uguale al suono di balestre rotte,
che sale su dalle tre forme simili,
macchiettate da miti
occhi di uccello; e se mai dal becco
di uno dei tre
sfugge lo scarabeo
ancora vivo,
lei lo raccatta e lo ricaccia
dentro.

Stando nell’ombra fino a quando indossano
le loro cappe dall’ordito fitto,
pallide e lisce, simili alle foglie
del salice, i tre spiegano la cosa
e le ali, mostrando ad uno ad uno
la modesta
striscia bianca che corre per il lungo
sopra la coda e per traverso
sotto ogni ala;
e già la fisarmonica

si è richiusa. Che deliziosa nota,
con rapidi, inattese eco di flauto
zampillanti dall’ugola
dell’ingegnoso
uccello adulto, torna alla memoria
dalla remota
aria torpida e assolata,
quando non c’era
ancora la nidiata? Come aspra
si è fatta ora la voce dell’uccello.

Un gatto bianco e nero li ha osservati,
e va strisciando adagio lungo il tronco
verso il grazioso trio.
Non avvezzi a vederlo
i tre cedono il campo – è un problema
nuovo, imbarazzante.
Un piede ciondolante che ha mancato
la presa si solleva
e trova il ramo sul quale progettava
di posarsi. Ma la madre

si tuffa come un dardo, fatta ardita
da ciò che gela il sangue, compensata
solo dalla speranza – di altre pene-
ché nulla può riempire quelle bocche
pigolanti e fameliche; e si getta
in un duello mortale e quasi uccide
col becco a baionetta
e con ali feroci
il gatto intellettuale
che sa strisciare con tanta cautela.

da Le poesie, Marianne Moore, Adelphi

 duilio cambelotti bambini

osserva questo freddo volto, osserva

xilografia di Francesco Nonni

Osserva questo freddo volto, osserva:
in lui non c’è più vita;
ma quanto vi decifri ancora il segno
delle passioni antiche!
Così l’irosa corrente, ghiacciata,
pende sul precipizio
e, perso il suo ruggito minaccioso,
serba l’ombra del moto.

Gennaio 1825

da Liriche, Evgenij Baratynskij, Einaudi, a cura di Michele Colucci

12 marzo 2004

Marta, di Marilena Pellegrini

Mai potrò dimenticare la sera di quel mio giorno, con tutto ciò che ancora vidi nella mia ebbrezza. Fu per me ciò che di più bello può dare la primavera della terra e il cielo e la sua luce. Come nella gloria dei santi, ella pervase il rosso della sera, e le esili, piccole nubi dorate nell’etere sorridevano dall’alto, come geni celesti che si rallegrassero della loro sorella in terra, di come si muoveva tra di noi in tutta la sua magnificenza degli spiriti, eppur benevola verso tutto ciò che l’attorniava.

da Frammento di Iperione – Zante, Friedrich Hoelderlin, Il Melangolo, a cura di Maria Teresa Bizzarri e Carlo Angelino