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I Caporali

I caporali sono, come abbiamo già avuto occasione di notare, una specie di mediatori che s’incaricano di reclutare i lavoratori necessari per le opere della campagna romana (guitti, mietitori, falciatori, tagliatori, coloni, ecc). Anticipano loro le spese di viaggio e parte di quelle del vitto e li conducono sul posto di lavoro.

È una classe molto antica, se ne fa menzione…e non a titoli di lode, in un editto del 15 agosto 1651, firmato dai conservatori Agostino Maffei, Domenico Jacovacci e Fabio Massimi.
“Essendo venuto a notizia, dice l’editto, dell’Illustrissimi Signori Conservatori della Cam. di Roma li grandi aggravi che si fanno da Caporali ed altre persone alli monelli et operaij della campagna romana per li grandi abusi che fin qui si sono osservati da suddetti, con rivender cose commestibili a poveri operaij et monelli con prezzi alterati et di mala qualità senza peso e misura contro l’ordine et forme di bando”(1).

Malgrado questo editto i caporali continuarono allegramente ad angariare i poveri lavoratori in tutti i modi, finché questi non hanno aperto gli occhi e con le leghe, con gli scioperi e simili mezzi si sono imposti ed hanno conseguito notevoli miglioramenti.

(…)

da Usi e costumi della campagna romana. Con disegni di Duilio Cambellotti, Ercole Metalli, NER – Nuova Editrice Romana, 1982

(1) De Cupis, Le vicende dell’agricoltura e pastorizia dell’Agro romano, p. 634

è meglio la luna o la mezzaluna? (il rovescio)

è meglio la luna o la mezzaluna?
Nessuna di esse – dice la luna-
il meglio è ciò che non è –
raggiungilo – cancellerai lo splendore.

Il godimento non è del possesso –
rabbrividisci quando ottieni.
Segue il decomporsi dello slancio –
la sua natura è prisma.

da Le stanze di alabastro, Emily Dickinson, SE Studio Editoriale, trad. di Nadia Campana

il corpo esibito è l’oggetto impossibile

L’Origine (del mondo) di Gustave Courbet testimonia il limite (o lo scacco) della pittura realistica tradizionale, il cui oggetto finale – mai direttamente e pienamente mostrato, ma sempre abbozzato, presente come una sorta di punto di riferimento sottinteso, che inizia dal Disegnatore della donna coricata di Dürer – era, naturalmente, il corpo femminile nudo completamente sessualizzato come ultimo oggetto del desiderio e dello sguardo maschile.

(…)

Il corpo femminile esibito è, perciò, l’oggetto impossibile che, proprio perché non rappresentabile, funziona come ultimo orizzonte della rappresentazione, la cui apertura è sempre proposta proprio come la Cosa incestuosa di Lacan.

da Il trash del sublime, Slavoj Žižek, Mimesis, a cura di Marco Senaldi

appunti per Mi chiamo M.M. n.17

benvenuto disertori il giardino chiuso

Ogni soggetto esprime il mondo da un certo punto di vista. Ma il punto di vista è la differenza stessa , la differenza interna assoluta.Quindi, ogni oggetto esprime un mondo assolutamente differente; e, indubbiamente, il mondo espresso non esiste al di fuori del soggetto da cui viene espresso (ciò che chiamiamo mondo esterno è solo la proiezione deludente, il limite che rende uniformi tutti i mondi espressi). Ma il mondo espresso non si confonde col soggetto: se ne distingue, precisamente come l’essenza si distingue dall’esistenza, e perfino dalla propria esistenza. Non esiste al di fuori del soggetto che lo esprime, ma è espresso come essenza, non già dello stesso soggetto, ma dell’Essere, o della regione dell’Essere che si rivela al soggetto. Perciò ogni essenza è una patria, un paese (1): non si riduce a uno stato psicologico, e neppure a una forma qualsiasi di soggettività superiore. L’essenza  è proprio la qualità ultima interna a un soggetto; ma tale qualità è più profonda del soggetto, appartiene a un altro ordine: “Qualité inconnue d’un monde unique” (2). Non è il soggetto a esplicare l’essenza, ma piuttosto l’essenza a implicarsi, avvilupparsi, ravvolgersi nel soggetto. Più ancora, è proprio l’essenza che, ravvolgendosi su se medesima, costituisce la soggettività. Non gli individui costituiscono i mondi, ma i mondi inviluppati, le essenza, costituiscono gli individui: “Ces mondesque nous appelons les individus, et que sans l’art nous ne connaîtrons jamais” (3).

(1) Prigioniera, p.269
(2) Ibid., p.399 “Qualità incognita di un mondo unico”
(3) Ibid., p.270 “Quei mondi che noi chiamiamo ‘gli individui’, e che senza l’arte ci rimarrebbero sempre sconosciuti”.

da Marcel Proust e i segni, Gilles Deleuze, Einaudi

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