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com’è terso il sole se visto nell’idea


Peter Fendi

Comincia, efebo, col percepire l’idea
Di questa invenzione, questo mondo inventato,
L’idea inconcepibile del sole.

Devi tornare l’uomo ingenuo che eri
E vedere il sole con l’occhio ingenuo
E vederlo chiaramente nell’idea.

Non presupporre una mente che crea all’origine
Dell’idea, non creare per quella mente un ingombrante
Padrone avvolto in lingue di fuoco.

Com’è terso il sole se visto nell’idea,
Purificato nella remota chiarità di un cielo
Liberatosi delle nostre immagini e di noi…

La morte di un Dio è la morte di tutti.
Lascia che Febo purpureo riposi nel raccolto ombroso,
Che dorma e muoia in ombre autunnali.

Febo è morto, efebo. Ma Febo non era che un nome
Per dire qualcosa che non poteva essere detto.
C’era un progetto del sole e c’è ancora.

C’è un progetto del sole. Il sole, ghirigoro d’oro,
Non sopporta alcun nome, ma è
Nella difficoltà di ciò che essere è.

da Note verso la finzione suprema-Deve essere astratta, Wallace Stevens, Arsenale Editrice, trad.di Nadia Fusini

III


Notturno, Osvaldo Licini

La poesia rinnova la vita, sì che per un attimo
Riviviamo la prima idea…Placa in noi
La fede in un principio immacolato.

E ci sospinge, sulle ali di una volontà inconsapevole,
Verso una fine immacolata. Muoviamo tra questi due punti:
Da quel sempre infante candore alle sue più tarde varietà.

Da quel candore nasce la potente euforia
Di ciò che proviamo quando il pensiero ci pulsa
Nel cuore, come sangue che appena sia giunto,

Un elisir, una tensione, un puro potere.
La poesia, grazie al candore, ci dà sempre di nuovo la forza
Di ritrovare di ogni cosa l’immacolata natura.

Ad esempio: di notte un arabo intonando
Infernali ubla-ubla-ubla-ahh inscrive
Nella mia stanza un’astronomia primitiva

Attraverso gli informi presagi che lancia il futuro
E scaglia le stelle sul pavimento. Di giorno
Era la colomba a gorgheggiare ubla-uh,

E sempre l’oceano gonfio d’iridescenza continua a tuonare uh,
E gonfia e tuona uh, e gonfia e ricade.
La vita insensata ci trafigge coi suoi misteriosi rapporti.

da Note verso la finzione suprema, Wallace Stevens, Arsenale Editrice, a cura di Nadia Fusini

la grazia


Campo di grano, Luigi Bartolini

E per chi, se non per te, io provo amore?
E stringo, chiuso al petto, il libro estremo
Del sommo tra i sapienti, in me nascosto giorno e notte?
Nell’incerta luce di una sola certa verità,
Eguale per mutevolezza alla luce
In cui t’incontro, e riposiamo,
Per un istante al centro di noi stessi,
La fulgida trasparenza che tu emani è pace.

da Note verso la finzione suprema, Wallace Stevens, Arsenale Editrice, a cura di Nadia Fusini