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appunti per Trentasei e dieci vedute n.8

M2

Rembrandt presta il suo volto all’espressione di ogni sentimento, ogni atteggiamento, ogni ruolo. Come aveva già notato Hoogstraten, l’artista tende a rappresentare se stesso nei panni di un altro, come se fosse un attore: è di volta in volta principe e mendicante, vittima e carnefice, incarnazione della gioia e della disperazione. L’onnipresenza dei suoi lineamenti manifesta la dissoluzione dell’io nell’umanità universale più che una fissazione sul proprio io: chiunque, non è più nessuno.

da L’arte o la vita! Il caso Rembrandt, Tzvetan Todorov, Donzelli Editore, trad. di Cinzia Poli

la porta dell’inferno

La Porta dell’inferno, Rodin

Durante l’estate del 1900, pochi mesi prima di morire, Oscar Wilde andò a vedere un’opera d’arte di cui si parlava allora con ammirazione, La Porta dell’inferno di Rodin. Dopo averla contemplata si sarebbe rivolto all’artista non per chiedergli della sua opera d’arte, ma della sua scelta di vita, come se l’eccellenza della scultura lo invitasse a porsi ulteriori domande sul proprio percorso: lui che intendeva condurre la vita nel segno del bello, in che cosa avrebbe sbagliato? Lo scrittore avrebbe chiesto allo scultore: “Com’è stata la Sua vita?. E lo scultore avrebbe risposto:
– Buona.
– Ha avuto nemici?
– Non sono riusciti a impedirmi di lavorare.
– E la fama?
– Mi ha obbligato a lavorare.
– E gli amici?
– Hanno preteso che lavorassi.
– E le donne?
– Ho imparato ad ammirarle lavorando”.

 

da La bellezza salverà il mondo. Wilde, Rilke, Cvetaeva, Garzanti, trad.di Emanuele Lana

il poema è l’essere: non poter fare altrimenti (Marina Cvetaeva)

foto di Luca Donnini

Rilke, con il quale la Cvetaeva su questo punto concorda, affermava che per portare a termine la propria missione l’artista deve essere capace di comportarsi con il mondo come san Giuliano l’ospedaliere con il lebbroso: dormire accanto a lui, abbracciarlo, amarlo. Poco importa, qui, se si tratta di un malfattore o di un santo; l’artista deve riconoscersi in lui per poterne rivelare la verità. E’ così che ha agito Puskin quando si è accinto a raccontare la storia di Pugacev, di cui non ignorava che fosse un criminale. Dedicandosi alla propria arte, il poeta deve rinunciare ad atteggiamenti umani, spontanei, per esempio proteggere i propri cari e respingere i nemici. Mosso dal desiderio di voler comprendere tutti gli uomini, il poeta finisce per diventare lui stesso inumano: per dare ascolto alla loro verità, ha accettato di soffocare la voce della propria coscienza.

E’ questa la ragione vera, dunque, sottesa all’impossibilità di arruolare gli artisti al servizio del Bene: il primo dovere che hanno è nei confronti del Vero e, quando i due concetti entrano in conflitto, è l’ultimo a prevalere. Per esempio, Goethe doveva uccidere Werther: “Qui la legge artistica è l’esatto contrario di quella morale (…) In alcuni casi, la creazione artistica è una sorta di atrofia della coscienza, (…) quel vizio etico senza cui non si dà arte”.

(…)

Se l’arte non è altro che la rivelazione del mondo e della vita, non è più possibile, come volevano i romantici nelle loro dichiarazioni programmatiche, contrapporre arte e vita. Cvetaeva batte sempre su questo tasto: il poeta non appartiene a una specie a parte, non esiste una ‘struttura poetica dell’anima’ – la struttura rimane la stessa per tutti, cambiano solamente l’intensità dell’esperienza e la padronanza del verbo. “Il poeta è l’uomo moltiplicato per mille”. Quando si parla con lei di tecnica poetica, Cvetaeva si dichiara incompetente: “è affare degli esperti di poesia. La mia specialità- è la vita”. Il linguaggio è il suo mestiere, ma solo in quanto mezzo – invalicabile – per accedere al mondo: “vivendo attraverso il verbo, disprezzo le parole”. Lo stesso vale per altri artisti che ella approva,come Pasternak: “niente altro che la vita”. Il vero poeta è all’ascolto del mondo, non degli esperti di letteratura; arte e vita devono sottomettersi alle stesse esigenze. Napoleone e Hoelderlin fanno parte del suo Pantheon allo stesso titolo – quello dell’estremo, della potenza del genio. L’arte non può essere separata dalla vita, la vita deve tendere alla legge implacabile dell’arte.
“Il poema, è l’essere: non poter fare altrimenti.”

da La bellezza salverà il mondo. Wilde, Rilke, Cvetaeva, di Tzvetan Todorov, Garzanti, 2011, trad.di Emanuele Lana