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del perché ci si deve sedere sul bordo del letto n.3

nostalghia

Quanto di negativo, autodistruttivo o nevrotico rovina la nostra psiche viaggia sulle onde dei raggi beta fino a creare un campo che spacca la solarità del sereno come l’acqua calda divelle e scioglie il ghiaccio. Ciascun trauma non si limita al presente della sua mortificazione ma per l’individuo che lo subisce si emenda in un fardello che cadrà solo con la fine del suo tempo, o con la cura. Il trauma è fertile, vorace, duraturo, vitale. Capita che si trasmetta di padre in figlio. Può diventare cultura. Senza argini è incapsulato, disseminato, tramandato. Ogni ferita è per la personalità una mina inesplosa i cui elementi psicotici isolano e paralizzano (desumo i concetti dalla prolusione di Giorgio Corrente “Esilio e trauma”, tenuta in occasione del convegno Nunca mas il 10 maggio 2006 presso l’Università degli Studi Roma Tre). Al riguardo voglio citare una voce:” Quando suppliziano un uomo, che lo uccidano o no, insieme danno il martirio (sebbene non li rinchiudano, seppure li lascino indifesi e attoniti nella casa violata) a sua moglie, ai suoi genitori, ai suoi figli” (Mario Benedetti, Primavera con una esquina rota). E ancora; “Le cose temute, quando s’appartano da noi, tornano con l’essere nominate, perché confondono la menzione col richiamo” (Antonio Di Benedetto, El Silenciero).

da Un esilio (1980.1984) in Città distrutte. Sei biografie infedeli, Davide Orecchio, Gaffi Editore