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Dialogue between a snail and an earthworm

The snail to the earthworm:

Tunnels, tunnels for your train
that pierces and sluggishly passes in the dark!
Keep them level, for you not to emerge
to the road of dust, in the sun,
to the cobblestones where you die withered
and a foot then breaks you like a vial
of glass with a thousand rings:
those that now clasp your mood
and drive thee to flow within the earth
in which you form the incessant shell
that accompanies thy weakness.

The earthworm to the snail:

Silver-striped passage
train of a slow queen
coiled in a spiral
at the bottom of the path
as if through long night…
There I find you again, returning
with the sun still high above
and the love that followed you
along the incessant journey leaves me.
You did not reach the crevice established
by my hope that coincided
the time figured by your trait
with that used by you in the space
open to your will and mine.
It was to draw from it a glimmer of hope
that on dark tiredness would flash
to relieve the ill-carried burdens
in this expectation of happy rendezvous.
Disappointed, now I am your enemy
in the futile desire that you move
in tenacious progress to the point.
(Have I a comparison of measure
to ask that you bathe new ground
Towards the goal which I set from me to you
in challenge to the coded course of the world?)
I invite you to get out of your shell
but fails the childish song.
(Do you fear my somber and wrathful voice?)
A blade of grass is therefore the sting.
You retract, without space, into yourself
and slime, in green foams, hides thee
behind your and my horror.
Decided. I know that tomorrow
you will not be here, in torment,
and I, seeking your path
I shall find myself slower than you
scattering on the imagined road
so much mood that it will leave a dense trace
up to the top of the wall
assigned to me against the emptiness of the sky.

Le poesie Il lombrico e La lumaca di Arturo Loria tratte da Bestiario 

Dormiamo per terra

Disse che per me era una tristezza continua, quando lo accompagnavo, e che per questo motivo il più delle volte esitava a portarmi con sé (…), perché sempre e infallibilmente risultava che tutto quello che lui doveva visitare, toccare e curare era malato e triste; di qualunque cosa si trattasse, lui si muoveva continuamente in un mondo malato, fra persone e individui malati; anche se questo mondo pretendeva o fingeva di essere sano, era pur sempre un mondo malato e gli uomini, gli individui, anche quelli cosiddetti sani, erano malati. (pp.18-19)

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La gente di campagna, che degenera prima nella brutalità e poi nella più totale impotenza riguardo alla propria brutalità, che degenera in tutto, che deve degenerare in tutto, oggi questa gente, disse mio padre, rappresenta una spaventosa maggioranza.

(…) “i poveri” disse “sono due volte più brutali, ignobili e criminali, e anzi, date le loro possibilità, lo sono in misura ancora più spaventosa”. (p.21)

da Perturbamento, Thomas Bernhard, Adelphi, trad. di Eugenio Bernardi

Per non dimenticare i discorsi fatti con The scammer e con Atram, sul privilegio implicito nel libero arbitrio: il primo, con intento autoapologetico e manipolatorio; la seconda, con indulgente -anche se inconsapevole – spirito cristiano.

Otto Kranewitzer, il postino di Klagenfurt

Io: Da allora so cosa è il segreto postale. Oggi sono già in grado di figurarmelo perfettamente. Dopo il caso Kranewitzer ho bruciato la mia posta vecchia di anni, poi ho cominciato a scrivere lettere completamente diverse, per lo più a tarda notte, fino alle otto del mattino. Ma per me contano solo quelle lettere che non ho mai spedito. In questi quattro, cinque anni debbo aver scritto circa diecimila lettere, per me sola, dove c’era tutto. Molte lettere non le apro nemmeno, cerco di esercitarmi nel segreto postale, di elevarmi al livello del pensiero di Kranewitzer, di comprendere cos’è l’illecito, quell’illecito che potrebbe essere costituito dal leggere una lettera.  (…)

Malina: Perché ti sta tanto a cuore il segreto postale?

Io: Non per via di questo Otto Kranewitzer. Per me. Anche per te. E all’università di Vienna ho giurato su quella mazza. Fu il mio unico giuramento. A nessuno, a nessun rappresentante di una religione o di una politica sono stata mai capace di giurare. Già da bambina, quando non riuscivo a difendermi altrimenti, mi ammalavo subito gravemente, avevo delle vere e proprie malattie con la febbre alta, e non mi si poteva costringere a giurare. Tutti quelli che hanno fatto un solo giuramento lo sentono pesare di più. Più giuramenti si possono violare, ma uno solo no.

(pp.214 e 215 ) Malina, Ingeborg Bachmann, Adelphi, trad. di Maria Grazia Manucci

“Quando una donna dice a un uomo, ti strozzo, si tratta di una metafora, perché non ha a forza di farlo. La sua rabbia si rivolge dunque contro se stessa: ogni suicidio è un omicidio spostato. L’odio che non trova espressione diviene una tossina mortale, provoca un avvelenamento”

di Giannina Longobardi da Chi cade ha ali. Una lettura di Ingeborg Bachmann