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The hellenized woman notes again about the narcissistic tyrant (parte 1)

Volendo sottomettere alla grandezza della Macedonia qualsiasi cosa dell’universo, voleva forzare chiunque a diventare servitore terrorizzato dal suo appetito di conquista e, portandogli via a questo scopo corpo e spirito, gli avrebbe unicamente lasciato, in caso di trionfo, la sola libertà di cui non poteva privare le sue vittime: quella di piangere in segreto la miseria della propria sorte.

da Atene dinanzi a Filippo, in La roccia di Sisifo, Roger Caillois, Lucarini, 1990, a cura di Annamaria Laserra

L’uomo leale vive quanto glielo consente il traditore

Succede, può succedere, che fin dall’infanzia taluni individui siano allevati nell’accondiscendenza a tutti quegli istinti cui ben si addice l’epiteto di bassi, visto che, a quanto sembra, nel mondo morale esiste una specie di pesantezza che trascina verso di essi l’animo di chi non sta in guardia. E’ necessario irrigidirsi e ostinarsi continuamente per compensarla. Colui che non si sforza più soccombe subito, e gli basta osare per diventare arido, astuto, ingrato, violento e feroce.

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Temo che a tali uomini venga a mancare l’immaginazione per concepire un diverso modo di agire.

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Sicuri di obbedire all’ordine che regge l’universo, e riscontrando nella maggior parte delle persone sconcertate dai loro princìpi solo il rimpianto di essere troppo timide per adottarle, quale autorità mai, quale ascendente, quale esempio, potrà un giorno convertirli? Ci vorrebbe un miracolo.

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Tra vincitore e vinto non è la virtù che chiude il discorso, ma giustamente la violenza, così che non necessariamente il trionfo ricompensa il più degno. In ogni caso non è mai successo che la sconfitta abbia fatto riconoscere a qualcuno i propri errori, e colui che fu tradito dalla sorte poté sempre riporre in una nuova occasione la speranza nel trionfo che là per là lo frustrava. L’intelligenza non arreca soccorsi più utili: è uno strumento che non sceglie il suo padrone e che serve con indifferenza chiunque sappia usarla. L’esempio della virtù può offrire a quegli stessi uomini che si accinge a persuadere, piuttosto un oggetto di scherno che non di ammirazione. Scorgendo nel modello che vien loro proposto l’occasione di cogliere un facile vantaggio, essi preferiscono approfittare piuttosto che imitare e vedranno soltanto stoltezza e debolezza laddove esistono carità e perdono, cioè forza d’animo.

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All’inizio i malvagi possono agire solo nella misura in cui li si immagina benigni: non esiste violenza che non prosperi al riparo di un corrispondente rispetto e che non viva della fiducia che questo fa nascere. Chi crederebbe alla menzogna, se tutti mentissero? Ai furbi non resterebbe che chiudere la bocca. Se ognuno, senza riconoscere né fede né legge, perseguisse soltanto il proprio interesse, immediatamente pronto a tradire i propri complici della vigilia, chi non si renderebbe conto che perfino la slealtà sarebbe resa impossibile dai propri eccessi?
Nessuno acconsentirebbe a esporsi al minimo tradimento. E’ dunque destino del male distruggere tutti i tesori che con grande difficoltà la virtù estrae dal nulla, e in mancanza dei quali una diffidenza sempre più esacerbata vieterebbe ogni umano commercio.

da La virtù della speranza, in La roccia di Sisifo, Roger Caillois, Lucarini, 1990, trad. di Annamaria Laserra

mezzogiorno

miroslav tichy

Roger Caillois, attingendo alle stesse fonti leopardiane, parla di “ninfolessia” per chi si espone a mezzogiorno all’azione delle Ninfe e commette il sacrilegio di assistere al bagno delle dee. La cecità e il delirio profetico di Tiresia, la triste fine di Atteone, cui viene tolta per prima cosa la voce, perché non vada a raccontare di aver visto nuda la dea:

Il tema è d’altronde costantemente legato all’ora di mezzogiorno. Così nelle loro preghiere a Pale i pastori supplicano tale divinità di evitar loro la vista delle Driadi, dei bagni di Diana e di Fauno nel momento in cui, a mezzogiorno, egli dorme tra i campi.Parimenti in Apollonio Rodio (Le Argonautiche) è mezzogiorno quando Giasone vede le Ninfe libiche che si denudano. Distogliendo lo sguardo egli deve forse solo alla sua presenza di spirito la fortuna di non subire la sorte di Atteone e di Tiresia (Roger Caillos, I demoni meridiani).

da Sotto il vulcano. Studi su Leopardi e altro, Tiziano Salari, Rubbettino