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brevimiranza 2

Adriano Grande non è un poeta di molto valore, ma val meglio di Quasimodo, checché sembri credere Betocchi. E certi giovani (Sinisgalli, De Libero, ecc) continuano la perniciosa opera di Quasimodo nella loro passiva idolatria della musica verbale, e sull’insufficienza di spina dorsale che distingue la loro poesia.

da una lettera di Aldo Capasso a Luigi Fallacara, senza data ma risalente più o meno al 1937

brevimiranza n.1

I vari Betocchi, Vigorelli, Villa si sono dati ad un singolarissimo culto del nome Montale (dico singolarissimo, perché si sta perdendo il senso delle proporzioni. Nessuno sa meglio di me che ci sono -con un non lieve residuo intellettualistico- cose molto belle negli Ossi di seppia. ma è altrettanto vero che, da quando scrisse Arsenio, Montale, come poeta è finito. La sua seconda raccolta, La casa dei doganieri, è totalmente negativa, e peggio che mai le cose posteriori!). Ungaretti vien ridotto ad annunziatore di una poesia, che in Montale è totalmente matura!
Io sono ignorato, e Betti attaccato. Ciò che Montale deve alle “petrosità” di Sbarbaro, e anche di Rebora, è taciuto. Di Saba non si parla più,è in fondo ignorato anche lui. Moscardelli, la cui ascesa è continua, è ignorato del pari. Onofri? Ignorato anche lui. La poesia moderna si chiama Montale!

da una lettera di Aldo Capasso a Luigi Fallacara del 1937