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Long John Silver

Hanna Forman Cypress trees Monterey californiaLa faccia di Silver era da incorniciare; gli occhi gli uscivano dalle orbite per il furore. Scosse la brace dalla pipa.
“Datemi una mano ad alzarmi!” disse.
“Non io” rispose il capitano.
“Chi è che mi dà una mano?” ruggì.
Nessuno di noi si mosse.
Ringhiando le imprecazioni più atroci si trascinò lungo la sabbia fino a potersi attaccare al portico e issarsi nuovamente sulla sua gruccia.
Poi sputò nella fonte.
“Ecco!” urlò. “Ecco cosa penso di voi. Prima di un’ora riscalderò il vostro vecchio fortino come un ponce al rum! Ridete pure, dannazione, ridete: prima di un’ora riderete dall’altra parte! E quelli che moriranno saranno i più fortunati!”.
E con una spaventosa bestemmia arrancò via, affondò nella sabbia, e dopo quattro o cinque fallimenti riuscì a superare la staccionata con l’aiuto dell’uomo con la bandiera bianca; quindi, in un istante, scomparve tra gli alberi.

da L’Isola del Tesoro, Robert Louis Stevenson, Rizzoli, trad.di Michele Mari

long john silver

allora sarà possibile andare a mezzavalle?

1234 3124 541 2431: 2431 6 4231 17 2134!

Lieto pensiero

Il mondo è così ricco di tante tante cose
che ognuno è uno sceicco in un giardino di rose.

Terre straniere

Chi può salire sul ciliegio, in cima,
se non io, come ho fatto prima,
tenendomi aggrappato con tutte e due le mani
per guardare paesi strani e lontani?

Ho visto il grande giardino confinante
pieno di fiori colorati e piante,
e tanti altri luoghi belli ancora
che non avevo mai visto finora.

Ho visto il fiume correre e incresparsi
col cielo blu che vi andava a specchiarsi,
le strade polverose salire qua e là
con gente che arrancava verso la città.

Se potessi trovare un albero più alto
vedrei più lontano con lo stesso risalto,
dove il fiume cresciuto va a sfociare
tra le navi ondeggianti in mezzo al mare,

dove ogni strada, da qualunque lato,
conduce infine a un paese fatato
dove alle cinque la cena è finita
e i giocattoli prendono vita.

da Il mio letto è una nave. Poesie per grandi incanti e piccoli lettori, Robert Louis Stevenson, Feltrinelli, a cura di Roberto Mussapi

avevo mandato una copia alla dama…

The copy desk, Peggy Bacon, 1945

La rivista apparve, con una copertina gialla che ne era la parte migliore perché almeno senza pretese; uscì per quattro mesi nella più indisturbata oscurità, e morì senza un sussulto. Il primo numero ebbe per direttori tutti noi quattro, con enorme trambusto; il secondo uscì soprattutto dalle mani di Ferrier e mie; il terzo fui solo io a redigerlo; ed è stato a lungo un solenne problema il sapere chi mai avesse diretto il quarto. Sarebbe forse più difficile poter dire chi lo aveva letto. Povero foglio verde, che aveva l’aria tanto piena di speranza nella vetrina di Livingstone! Povero innocuo giornale, che avrebbe potuto mettersi a pubblicare Shakespeare, ed era invece così goffamente sfigurato con delle scemenze. Dovrò anche dire poveri editori? Non posso compatire me, per il quale era tutto puro guadagno. Per me non fu una novità, ma soltanto la salutare conferma del mio giudizio, allorché la rivista si dibatté in mezza nascita, e subito si ammalò e decedé durante la notte. Avevo mandato una copia alla dama con la quale il mio cuore era in certo senso impegnato a quell’epoca, e che fece quanto era in lei per spezzarlo. Essa, con un certo tatto, passò sotto silenzio il regalo e i miei articoli diletti. Non ne provai certo piacere; ma le dirò adesso, se per caso riprenderà in mano l’opera del suo antico servitore, che l’ho stimata di più per il suo gusto.

da Memorie, Robert Louis Stevenson, Editori Riuniti, trad.di Flaminia Cecchi