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Obbligo di fedeltà

Per le vie della città c’è il mio amore. Poco importa
dove va nel tempo diviso. Non è più l’amore mio, chiunque
può parlargli. Non ricorda più; chi fu ad amarlo?

Cerca il suo pari nell’augurio degli sguardi. Lo spazio
che percorre è la mia fedeltà. Delinea la speranza e leggero
la congeda. E’ preponderante senza prender parte.

Io vivo in fondo a lui come un felice relitto. A sua insaputa,
la mia solitudine è il suo tesoro. Nel grande meridiano
dove s’iscrive il suo slancio, la mia libertà lo scava.

Per le vie della città c’è il mio amore. Poco importa
dove va nel tempo diviso. non è più l’amor mio, chiunque
può parlargli. Non ricorda più; chi fu ad amarlo e
chi gli fa lume da lontano affinché non cada?

da Poesie e prose, René Char, Feltrinelli, Biblioteca di Letteratura, trad. di Giorgio Caproni

la stella di mare

Dentro la notte nera del mio antro
Una favilla provocante
Urtò contro il grembiule di cuoio
Che per abitudine tenevo
Attorno ai miei fianchi inoperosi.

Forse una parola sussurrata
Da Cassandra: utile a che futuro?
Doveva dunque rivelarsi
Tra l’una e l’altra delle mie cinque differenze,
A conclusione d’una traiettoria
Di menzogna e verità?
Atto vile è proteggersi.

Sù la testa, artigiano in sudore
Cui fu breve ogni chiarezza!
La sorgente che è nel cielo,
Di veleno succhiato mille volte,
Non era luna inaridita
Ma la stella di sale strofinata,
Regalo d’un Passante di fortuna.

da Canti di Balandrane, René Char, Mondadori