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Con il minimo ingombro

Camillo Sbarbaro, nei Fuochi fatui 1940-1949 diceva:  Più facile scrivere che cancellare, più che in ciò che riesce a dire, il merito dello scrittore è in ciò che riesce a tacere. *

(…)

Parlava per l’appunto di smagrimento Primo Levi:

Dopo la maturazione (…) viene l’ora di cavare dal pieno. Quasi sempre ci si accorge che si è peccato per eccesso, che il testo è ridondante, ripetitivo, prolisso: o almeno, ripeto, così capita a me. Inguaribilmente, nella prima stesura io mi indirizzo ad un lettore ottuso, a cui bisogna martellare i concetti in testa. Dopo lo smagrimento, lo scritto è più agile: si avvicina a quella che, più o meno consapevolmente, è il mio traguardo, quello del massimo di informazione con il minimo ingombro.**

Lo sbarazzarsi degli ingombri aiuta a raggiungere la leggerezza della scrittura asciutta, che risiede nell’ebbrezza di “cercare e trovare, o creare, la parola giusta, cioè commisurata, breve e forte, per descrivere le cose col massimo rigore e il minimo ingombro“***

L’emozione dell’assetto soddisfacente scaturisce dal piacere e dalla fatica di asciugare le prime stesure per raggiungere il decisamente laconico.

da Il pozzo e l’ago. Intorno al mestiere di scrivere, Gian Luigi Beccaria, Einaudi, 2019

* C. Sbarbaro, Fuochi fatui, Scheiwiller, 1956

** P. Levi, A un giovane lettore, in L’altrui mestiere, Einaudi, 1985

*** P. Levi, Il sistema periodico, Einaudi, 1975

“Bisogno di prepararsi”

Nel gennaio 1939, opponendosi alle rivendicazioni di Mussolini, il primo ministro francese Edouard Daladier proclama: Jamais la France ne cédera un pouce desterritoires qui lui appartiennent, la Francia non è disposta a cedere nemmeno un’unghia dei suoi territori. Mentre un’atmosfera di guerra imminente si diffonde, sempre più greve, in Italia, le avventure in montagna con gli amici appaiono dettate anche da un oscuro “bisogno di prepararsi” agli eventi futuri.

“Ricordo una Pasqua, quando Daladier aveva risposto jamais a Mussolini. Voleva dire la guerra, ma noi non ci pensavamo. Partii con Delmastro e con Alberto Salmoni, a piedi di notte da Bard a Champorcher: il giorno dopo, con gli sci, e con 30 chili a testa negli zaini, dovevamo traversare fino alla cosiddetta Finestra di Champorcher, poi scendere, risalire la Valleille, raggiungere Piantonetto, puntare sul Gran Paradiso…Era un’idea di Delmastro, il quale più si faticava più era soddisfatto. Io rinunciai già a Cogne.” Primo Levi – Intervista con Alberto Papuzzi, 1984

da Album Primo Levi, a cura di Roberta Mori e Domenico Scarpa, Einaudi, 2017

Questa foto risale al 1983.
Dove guarda, Primo Levi? Dove siamo.
E cosa vede? L’ineliminabile bisogno di prepararsi, nonostante tutta la dedizione che ha messo per evitarlo.

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A volte è difficile allontanare il pensiero che la storia sia istruttiva quasi come un mattatoio (1); che avesse ragione Tacito e che la pace non sia altro che la desolazione che resta al termine delle operazioni decisive del potere senza pietà.

da Sia dato credito alla poesia, Seamus Heaney, Archinto, 1997, a cura di Marco Sonzogni

(1): “A victory beacon in an abattoir”. (S.Heaney, Mycenae Lookout, in The Spirit Level, Faber & Faber, 1996)