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Tentazione. Mania dell’atto, del possibile

Non so se sia stata osservata la tendenza generale degli uomini a far funzionare ogni meccanismo che si trovi alla loro portata – ; ad azionare tutto ciò che si offre per essere azionato, a obbedire a ciò che serve loro – e li stimola a far finta di servirsene –
aprire una porta perché è chiusa, e senza nessun altro proposito,
girare una chiave, un rubinetto, maneggiare un’arma, tagliare dei legnetti con un coltello, accendere dei fiammiferi per spegnerli, non potere non fare e disfare, addizionare cifre scritte davanti a loro, tracciare figure inutili –
osservare certe leggi d’azione – del tutto arbitrarie, rendersi il cammino più difficile e sensibile proibendosi di posare i piedi sulle giunture.
– Questa mania arriva fino al punto di suggerire l’idea di piantare un coltello nella gola di un uomo addormentato, col collo teso nell’abbandono. Quel collo si offre e suggerisce l’assassinio.
I bambini turbolenti sembrano voler riempire la stanza con tutti i passi possibili. La stessa mania non risparmia l’organismo, essa fa usare la voce, gridare, fischiare. L’onanismo.

da Quaderni, vol. III – Psicologia, Paul Valéry, Adelphi, trad.di Ruggero Guarini

assenza del fare

In sogno, sembra che non si legga mai né si conti né si disegni – Ma si sa quel che c’è nel libro, si ha rivelazione del numero; e il disegno si fa – – senza essere stato fatto! Perché nel sogno non c’è nessun “fare”. C’è un’impotenza a fare; e al contrario, dei risultati d’azione.

(aggiunta marginale con rinvio: anche fisiologici come l’eiaculazione – o la minzione)

da Quaderni, IV, Paul Valéry, Adelphi, a cura di Judith Robinson-Valéry

sull’arte dell’esitazione

Fontana di sperma, di Luca Donnini, Via degli Zingari 22 a Roma 28 aprile 2012

un soggetto sufficientemente ‘movimentato’

(esitante non perché indeciso ma)

deciso a non prendere di mira le cose.

(…)

…(pensare) le cose su scala umana, ossia (pensarle) aggiungendovi esplicitamente l’uomo (o me in quanto persona), non già facendo astrazione dall’osservatore, che è ciò che costituisce la scala umana. So sempre che c’è (una)∞ di altri punti di vista, (una) ∞ di altre espressioni dello stesso sistema di impressioni. Alla stessa realtà, corrispondono (una) ∞ di considerazioni valide. Per es(empio): lo stesso avvenimento sarà diverso nelle conseguenze se cambia il tempo durante il quale se ne osserveranno le conseguenze. E da ciò dipendono ogni valutazione e ogni azione dedotte da quell’avvenimento.

Per me l’individuo non ha un’esistenza chiara – ben definita.
In altri termini – io tengo conto istintivamente della variabilità delle condizioni implicite.

dai Cahiers I 1894-1914, Paul Valéry, Adelphi

 

diottrica

“Comincia una sorda lotta: uscire dal disegno.

Ieri, tornando con l’anfora al fiume, d’un tratto feci un saltello, improvviso anche per me; sperando d’aver sorpreso in velocità il pensiero di Dio. Sperando che almeno quel piccolo salto possa restare fuori del grande disegno.”

da Vangelo secondo Maria, Barbara Alberti, CdE

“Tu ti guardi allo specchio” egli scrive, dopo aver parlato della reciproca implicazione fra Io e Simultaneità “gesticoli, tiri fuori la lingua…Bene. Supponi ora che un dio maligno si diverta a diminuire follemente la velocità della luce.
Tu sei a 40 cm dal tuo specchio. Prima ricevevi la tua immagine dopo 2,666…miliardesimi di secondo. Ma il dio si è divertito a ispessire l’etere. E ora tu ti vedi dopo un minuto, un giorno, un secolo, ad libitum.
Tu ti vedi obbedire con ritardo. Paragona questo con quel che succede quando cerchi una parola, un nome ‘dimenticato’.
Questo ritardo è tutta la psicologia,-che si potrebbe definire paradossalmente: ciò che avviene fra una cosa…e se stessa!”

da Lettre à Pierre Louys, Paul Valéry, Morceaux choisis, Paris 1930, p.298, trad.di Giorgio Agamben

 

canzone intima


edmond baudoin

Che fai, tu? Di tutto.
Che vali, tu? Non so,
presagi, prove,
disgusto, vigore…
Che vali, tu? Non so.
Che vuoi, tu? Nulla ma tutto.

Che sai, tu? La noia.
Che vuoi, tu? Pensare:
pensare per mutare
in notte ogni giorno.
Che sai, tu? Pensare
per mutare di noia.

Che vuoi, tu? Il mio bene.
Che devi, tu? Sapere,
prevedere e potere
che a nulla non serve.
Che temi, tu? Volere.
Chi sei, tu? Ma nulla.

Dove vai, tu? Alla morte.
E a farvi? A terminare
e non più ritornare
alla malasorte.
Dove vai, tu? A terminare.
Ed a che fare? Il morto.

da Poesia varie d’ogni epoca, da Poesie, Paul Valéry, Feltrinelli, trad.di Beniamino Dal Fabbro

la falsa morta


emma 1916

Sulla tomba incantevole umilmente,
teneramente, sopra l’insensibile
monumento che prodiga d’amore
e d’ombre e d’abbandoni la tua grazia
compone stanca, muoio,
io muoio su di te, cado e mi prostro,

ma sul basso sepolcro
di te prostrato appena, la cui chiusa
estensione alle ceneri m’invita,
la falsa morta in cui torna la vita
freme, riapre gli occhi,
m’illumina, mi morde e mi rapisce
sempre una nuova morte
più rara della vita.

da Gli Incanti, Poesie, Paul Valéry, Feltrinelli, trad.di Beniamino Dal Fabbro

 


edmond baudoin

a eloisa

foto di Ilaria Bartocci

Gridi acuti di donne accarezzate,
I denti, gli occhi, le ciglia bagnate,
Il vago seno che scherza col fuoco,
Il sangue che arde in labbra che s’arrendono,
Le dita, i doni estremi che difendono,
Tutto sotterra va, torna nel giuoco!

da Il cimitero marino, Paul Valéry, Einaudi, trad.di Mario Tutino

Jiri Trnka

E nient’altro mai- lo sa Dio- cercai in te fuorché te: e a te puramente anelai, non ai redditi. Non mi ripromisi nuziali patti, né prerogative di sorta: né, come ben vedesti, m’adoperai a raggiungere voluttà mie, ma tue. E se più santo e più valido appare il nome di moglie, più dolce a me fu sempre la designazione di amica, e magari quella – se non te ne sdegni- di concubina o di ganza: sicché, quanto più umiliata mi fossi per te, tanto maggior tenerezza da te ne avessi, e tanto meno offuscassi la gloria della superiorità tua.
(…)
Ne chiamo Dio in testimonio: se un Augusto governasse il mondo intero – proponentemi gli onori del talamo- mi apparirebbe più gradito e più degno l’esser detta meretrice di Te ché imperatrice di lui.

Eloisa ad Abelardo, trad.italiana di Ercole Quadrelli, Formiggini-Roma 1927

la vita sognata

E la pratica della cucina verbale della poesia mi faceva ben vedere che se n(o)i possiamo combinare le parole, è perché non sono  – – cose. Così pensare (in senso attivo) significa a un tempo prendere i significati delle parole per cose, per non parole – e tuttavia combinarli come fossero gettoni disponibili, o modellare le immagini adiacenti come colori o linee o argilla.

da Quaderni – Volume Primo – Ego, Paul Valéry, Adelphi, trad. di Ruggero Guarini