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About lying

It is a bad habit to lie and it is very shamefully painted  by an ancient (Plutarco), who says that it is a demonstration of despising God and at the same time of fearing men.  It is not possible to represent more completely its horror, baseness and its debauchery. Indeed, what could be more ugly than being cowardly towards men and bold towards God?
Since our relations are regulated only by the way of the word, who falsifies it betrays public society. Words are the only instrument through which our wills and thoughts are communicated; it is the interpreter of ours soul: if words fail, we no longer have any connection, we no longer know each other. If the word deceives us, it destroys all our exchanges and dissolves all the bonds of our society.

Montaigne, Saggi, Libro II – Capitolo Xviii, p. 891,Adelphi

L. M., reveals to me that those who lie want an advantage over the other: and isn’t the advantage, the disparity sought and achieved, the basis of all human injustice?

The victim is not you, Oga.

Dal sogno del 24 maggio 2016 ad oggi

Montaigne prova il bisogno di riservarsi un luogo lontano dal mondo – un luogo dal quale possa essere spettatore della vita degli uomini e dove si senta libero da ogni tranello. Se il mondo è un teatro ingannatore, non bisogna più restare in scena; occorre il modo di stabilirsi altrove. Esiliarsi da un mondo che ha bandito la verità, non è veramente esiliarsi.

(…)

La secessione prende così l’aspetto di un atto inaugurale. Esso determina il sito dove Montaigne cessa di appartenere al traffico ingannatore; essa stabilisce una frontiera, consacra una soglia. Questo luogo non sarà un promontorio astratto: per Montaigne, tutto prende corpo; il luogo isolato sarà la “libreria” nella torre – luogo dominante, belvedere sistemato all’ultimo piano del castello di famiglia. Sappiamo che Montaigne ne farà la sua residenza permanente: dedicherà ancora molto tempo agli affari pubblici, alle trattative conciliatrici. Non si sottrae a quello che considera come un dovere nei confronti del bene comune. L’importante, per lui, è avere conquistato la possibilità di fissarsi in un territorio personale e privato, di potervi prendere le distanze, in qualsiasi momento, uscendo dal gioco: l’importante è aver dato una localizzazione, insieme simbolica e concreta, alla distanza riflessiva, averle riservto un luogo sempre accogliente, senza essere costretto ad abitarlo costantemente. Da quel momento un vuoto onirico si interpone tra lo sguardo dello spettatore e le agitazioni umane, un intervallo puro che gli permette di percepire la schiavitù in cui la folla si getta volontariamente, mentre in cambio assicura a se stesso una nuova libertà. Percepisce i legami che incatenano gli altri; sente cadere i propri. Perché la principale posta in gioco non è il sapere: è la presenza a sé.

da Montaigne. Il paradosso dell’apparenza, Jean Starobinski, Il Mulino (1984)

C’era la lente con l’impressione e c’è; c’era il libro e c’è; c’era un’Altissima gioia e c’è.

Sorella Pigrizia

Il saggio, a volte, è colui che si nega alla prova, o anche soltanto a quella che gli altri considerano la prova del fuoco, magari tenendo conto della legittima paura di scottarsi; il saggio, forse, è colui che si rifiuta di gettarsi nelle fiamme della sofferenza; anche la saggezza di Montaigne, perlomeno, è di questo genere, e tutti i suoi Essais sono disseminati di dichiarazioni di sprezzo verso la sofferenza gratuita e nei confronti di chi la ostenta in sé come segno di una pretesa superiore saggezza, virtù, coscienza.

da Sorella Pigrizia. L’accidia purgatoriale come forma mentis letteraria da Belacqua a Beckett, Giulio Braccini, Le Lettere, SguardoMobile