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allo specchio

Molly Bloom allo specchio

Riconoscere qualcosa come oggetto significa fermarsi di fronte a esso, rimanerne affascinati, catturati, dargli credito, in un certo modo innamorarsene. Non ci potrebbe essere realtà consolidata in oggetto, con quella specie di invulnerabilità trasparente che hanno gli oggetti, se non ci fosse una sorta d’amore verso la realtà che è capace di superare l’insuccesso. Tuttavia, la fiducia originaria che abbiamo segnalato in alcuni casi è stata indubbiamente smentita e continua a esserlo. Molte cose ingannano; l’inganno è d’altronde l’esperienza necessaria perché qualcosa si trasformi in oggetto, vale a dire, come è risaputo, in qualcosa che ci sta di fronte, che si è reso indipendente, che si è separato da noi e ha esistenza autonoma.
Il risveglio dall’inganno prodotto dalle apparenze si ha quando incontriamo realmente gli oggetti, anche se, si sa, non tutti gli uomini e non tuttel le culture hanno saputo o voluto farlo.

(…)

L’oggetto è qualcosa che ci sta davanti, quindi qualcosa che ci limita, di fronte al quale dobbiamo fermarci. Non potrebbe esistere senza un certo innamoramento, che è sempre un fermarsi e annullarsi per far posto a ciò che altrimenti non avrebbe per noi esistenza piena, se non fosse appunto per questo vuoto che produciamo annullandoci, e che non si sarebbe potuto trovare lì dov’è se avesse fatto irruzione in esso. Così come nella schiavitù di cui abbiamo parlato la realtà, quella realtà più invulnerabile e trasparente che è costituita dall’oggetto, ci si fa presente grazie a una certa schiavitù. Si tratta della relazione tra amore e conoscenza, su cui poco si è detto da Platone in poi. Ciò che egli stesso in definitiva ci dice è che l’innamorarsi di un essere concreto, di un nostro simile, è un’esperienza necessaria per arrivare alle idee, alla conoscenza della vera realtà: la realtà invulnerabile.

da Verso un sapere dell’anima, Maria Zambrano, Raffaello Cortina Editore, trad.di Eliana Nobili