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Nato

Dunque è sua madre.
Questa piccola donna.
Artefice degli occhi grigi.

La barca su cui, anni fa,
lui navigò fino a riva.

E’ da lei che è venuto fuori
nel mondo,
nella non-eternità.

Genitrice dell’uomo
con cui salto attraverso il fuoco.

E’ dunque lei, l’unica
che non lo scelse
pronto, compiuto.

Da sola lo tirò
dentro la pelle a me nota,
lo attaccò alle ossa
a me nascoste.

Da sola gli cercò
gli occhi grigi
con cui mi ha guardato.

Dunque è lei, la sua Alfa.
Perché me l’ha mostrata?

Nato,
Così è nato, anche lui.

Nato come tutti.
Come me, che morirò.

Il figlio di una donna reale.
Uno venuto dalle profondità del corpo.
Un viaggiatore verso l’Omega.

Esposto
alla propria assenza
da ogni dove,
in ogni istante.

E la sua testa
è una testa contro un muro
cedevole per un momento.

E le sue mosse
sono tentativi di eludere
il verdetto universale.

Ho capito
che è già a metà del cammino.

Ma questo non me lo ha detto,
no.

“Questa è mia madre”
mi ha detto soltanto.

da Vista con granello di sabbia (1957-1993), Wislawa Szymborska, Adelphi, 2004, a cura di Luca Bernardini, traduzione di Valentina Parisi

A Doris