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Lundby 1975

In una di quelle fiere di piazza dove la prostituzione e la miseria si drappeggiano di sete e di meraviglioso; dentro un baraccone dove i mestieri erano rappresentati da fantocci meccanici, m’accadde di assistere al più terrificante spettacolo.

C’era là dentro il sarto che tagliava con forbici di piombo; la lavandaia che sciacquava i panni in un’invisibile acqua; il cuoco che ammaniva vivande di cartone…

Come un alveare mi viveva intorno quel popolo d’automi; e, divertito, io passavo da un personaggio all’altro, godendomi quelle facce convinte, quei gesti risoluti; quando, avendo fatto due o tre volte il giro del baraccone, il sospetto mi nacque che nella creazione dei suoi fantocci l’artista avesse messo un’intenzione beffarda.

E poiché il sarto non avrebbe finito mai di tagliare la sua pezza sempre intera né il cuoco di compiere i suoi gesti da epilettico, da tutta quella inutile attività una specie di nausea mi venne, un malessere…

Finché m’accorsi d’aver sottocchio l’immagine della vita.

da Scampoli I, L’opera in versi e in prosa, Camillo Sbarbaro, Garzanti/Scheiwiller, 1985, a cura di Gina Lagorio e Vanni Scheiwiller

diottrica

“Comincia una sorda lotta: uscire dal disegno.

Ieri, tornando con l’anfora al fiume, d’un tratto feci un saltello, improvviso anche per me; sperando d’aver sorpreso in velocità il pensiero di Dio. Sperando che almeno quel piccolo salto possa restare fuori del grande disegno.”

da Vangelo secondo Maria, Barbara Alberti, CdE

“Tu ti guardi allo specchio” egli scrive, dopo aver parlato della reciproca implicazione fra Io e Simultaneità “gesticoli, tiri fuori la lingua…Bene. Supponi ora che un dio maligno si diverta a diminuire follemente la velocità della luce.
Tu sei a 40 cm dal tuo specchio. Prima ricevevi la tua immagine dopo 2,666…miliardesimi di secondo. Ma il dio si è divertito a ispessire l’etere. E ora tu ti vedi dopo un minuto, un giorno, un secolo, ad libitum.
Tu ti vedi obbedire con ritardo. Paragona questo con quel che succede quando cerchi una parola, un nome ‘dimenticato’.
Questo ritardo è tutta la psicologia,-che si potrebbe definire paradossalmente: ciò che avviene fra una cosa…e se stessa!”

da Lettre à Pierre Louys, Paul Valéry, Morceaux choisis, Paris 1930, p.298, trad.di Giorgio Agamben