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le città del tuo passato

Le città del tuo passato sono distese come belle addormentate e basta che ti chini su di loro e baci le loro labbra perché si alzino di nuovo alla vita, perché ti riabbraccino e si mettano a ballare con te seguendo una musica che una volta suonò, e che vive perché tu vivi, dietro tutto, dall’altra parte dei tuoi occhi.

Luis Garcia Montero

 

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Era la mia città,

la città vuota.

perché non si torna a casa

viale carlo troya, milano

Il ricordo è un veleno che si compone con i nostri anni, la coscienza che la vita è la decorazione della nostra solitudine.

Vado accanto al fiume che non esiste più verso una biblioteca che è chiusa e non potrò tornare mai alla casa da cui sono appena uscito perché scomparsa da molti anni ed hanno cambiato il nome della via, i numeri nei portoni, sono diversi i bar, la luce è un’altra e le coppie che si amavano hanno smesso di abbracciarsi alla stessa ora nella stessa ombra.

E’ vero, la città che ci fece ci disfa e nelle macerie torna a costruirci. Posso camminare nella strada dell’autunno passato, però so che gli amanti di oggi cercano nei loro baci le labbra di allora. Il desiderio si umilia per durare e si trasforma in coscienza scoprendo che sogna da un corpo invecchiato, da una pienezza inesistente.

In mezzo, io. E sì, la vita è un sogno, ma non per mancanza di verità, non perché siano menzogna le realtà delle sue cicatrici, bensì perché nei sogni convivono tutti i tempi di una stessa città e tutto si accumula dietro ad uno sguardo, nello scantinato della nostra solitudine, e sono di carne e d’ossa le vie scomparse anni fa e l’uomo che va insieme a un fiume che non esiste più può dimenticare per un momento che la sua vita, quello che lui chiama la sua vita…

Divenendo presente, Granada assomiglia a un ricordo. Nel giardino di oggi cade la pioggia lentissima dell’inverno passato.

da Rimanere senza città e altre prose, Luis García Montero, Via del Vento Edizioni, a cura di Alessandro Ghignoli