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Appendice a “un tu non ipotetico e caro”

Devo dirti che non l’acqua mi manca
o il pane o il letto dove sfinirsi.
Neppure una donna a seni e alghe.
Non la strada rivoltosa mi manca
o il caffè delle chiacchiere intonate.
Né il privilegio di oziare in contemplazione
mentre fuori la stagione trascolora
e l’edera attecchisce con astuzia senile.
Ho voglia di cose disamorate e vive
– non sogni tastiere evocative – poiché
l’amore, l’imponderabile non vivono
che in te, trafugati e spenti.
È dentro il tuo viso che nasce la devozione
della mia solitudine. Non m’assolvesti
quando un’esenzione chiedevo da quel grumo
d’angoscia cui sono innestato.
Non è l’amore un ragazzo cieco, violentato:
c’è una logica del profitto anche in amore.
Così per amore torno a contraddirmi.

da Canzoniere infimo e altri versi, Ferruccio Benzoni, Edizioni San Marco dei Giustiniani – Genova, a cura di Dante Isella

All’interno di questo percorso, scoprivo man mano altre direzioni, altre aree di lavoro, altri orizzonti

All’interno di questo percorso, scoprivo man mano altre direzioni, altre aree di lavoro, altri orizzonti. Cioè, non era mai un lavoro lineare. Voglio spiegare quest’idea, che sembra un po’ difficile. Non è come imboccare l’autostrada: comincio da Modena, devo uscire a Roma e non mi interessa tutto quello che succede ai lati, non prendo nemmeno un’uscita secondaria. No. Il problema è che durante questo percorso c’è un progetto ben definito, c’è un itinerario tracciato,però è un itinerario che si muove, è il lavoro stesso con le fotografie che ti può provocare nuovi stimoli, suggerire ulteriori intuizioni. Ci sono cose che arrivano e che non ti aspetti. è una progettualità preordinata, ma che non scarta nulla a priori, e contempla anche la casualità. Quindi un percorso a zigzag più che una linea retta, precisa, non una direzione monomaniacale. Questo andare a zigzag, questo cominciare a tracciare degli itinerari, fa scoprire che muoversi all’interno di un ambiente, mettersi in relazione con un ambiente, anche utilizzando una macchina fotografica, può significare guardare a un insieme di problematiche molto vasto. Allora la linea comincia ad assumere le sembianze di una vera e propria carta. Diventa una mappa, uno parte con una linea dritta e si ritrova con una mappa, costituita da miliardi di piccolissimi segni che si collegano fra di loro e costruiscono un orizzonte possibile.

da Lezioni di fotografia, Luigi Ghirri

per Luca

Appunti per L’Area n.2

Si era anche parlato, con Ermanno Cavazzoni, di realizzare un fotoromanzo. Trovo che sia un idea molto bella e divertente quella di legare un’esperienza di tipo letterario, narrativo, al lavoro fotografico. In fondo il fotoromanzo è uno dei generi più collaudati e di maggior diffusione popolare, ma, a differenza del fumetto, non si è mai evoluto, non ha mai raggiunto livelli autoriali.

(Lezione del 3 febbraio 1989, prima parte) in Lezioni di fotografia, Quodlibet, a cura di Giulio Bizzarri e Paolo Barbaro, con uno scritto biografico di Gianni Celati