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Sebbene tu cerchi

Sebbene tu cerchi che la tua stessa
fugacità sia l’arpa, il flauto, il ruscello,
sai che su la fronte è il segno
di una malinconia senza fine;
e se l’aria della notte che avanza
scioglie la maggiorana, i mirti,
il chiaro calice della datura
in fumo umido di fragranza,
sai che la favola sboccia,
poco dura, s’allontana
e l’amaro è dell’ultima goccia.
Anche se il disperso ritrova
il confine, il lume notturno, il riposo,
anche se il tumulto gioioso
delle campane irrompe
nell’aria della sera,
e la corona da le gemme invernali
dolce si curva a la Primavera dei bianchi sponsali.
Ora su le colline oscure, su le curve dei monti
le terse cinture, le cacce di scintille
prende il primo scoramento che poi trascolora
e saranno in fondo a le valli, brusio, brina,
all’eriche sonaglio di stille che vapora,
breve fluire di fonti che l’erba disperde,
che la terra densa ai raggi caldi beve.

da Bosco il prestigiatore, in Antologia poetica, Lucio Piccolo, All’Insegna del Pesce d’Oro di Vanni Scheiwiller, 1999

I morti

Un’ombra

che s’allungò su la credenza,
o nel cortile sotto la caldaia
l’occhio che ancora luce
quando tutto è spento,
soltanto questo, ma sono
i morti. Male non fanno, che può
un flusso di memoria
senza muscoli o sangue? terrore
dei vani al crepuscolo, bianche
ombre, movenze agli spiani
tesi di luna nei sogni infantili…
Pure un turbamento sono, nelle sere
sommesse – pazienza, preghiere.
Sono su le giogaie e i passi
dei monti, anche nei giorni
quando spiegato è calmo il manto
delle domeniche a frange d’oro…

da Plumelia, Lucio Piccolo, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1967