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12 luglio 1820

mira

Il sentimento della nullità di tutte le cose, la insufficienza di tutti i piacer a riempirci l’animo, e la tendenza nostra verso un infinito che non comprendiamo, forse proviene da una cagione semplicissima, e più materiale che spirituale. L’anima umana (e così tutti gli esseri viventi) desidera sempre essenzialmente, e mira unicamente, benché sotto mille aspetti, al piacere, ossia alla felicità, che considerandola bene, è tutt’uno col piacere. Questo desiderio e questa tendenza non ha limiti, perch’è ingenita o congenita coll’esistenza, e perciò non può aver fine in questo o quel piacere che non può essere infinito, ma solamente termina colla vita. E non ha limiti 1. nè di durata, 2. nè per estensione. Quindi non ci può essere alcun piacere che eguagli 1. nè la sua durata, perché nessun piacere è eterno, 2. nè la sua estensione, perché nessun piacere è immenso, ma la natura delle cose porta che tutto esista limitatamente e tutto abbia confini, sia circoscritto. Il detto piacere non ha limiti che per durata, perché, come ho detto non finisce se non coll’esistenza, e quindi l’uomo non esisterebbe se non provasse questo desiderio.

dal Pensiero 165 dello Zibaldone, Giacomo Leopardi

Non vorrei crepare senza (cit. Boris Vian):

– aver letto tutti i libri di Giovanni Amelotti (escluso Il Leopardi maggiore, che possiedo);

– aver compiuto un viaggio fino a Recanati nel 12 luglio 1820 (una volta arrivata là, saprei arrangiarmi);

– RD 70 → ∞ ;

– essere riuscita a trovare e vedere a Moneglia il quadro di Luca Cambiaso  in una inarrivabile sagrestia

Novo Mesto, 23 aprile 1943

 Luca Cambiaso Tritone e Nereide

è di nuovo il problema delle donne che mi turba. Mi piacciono terribilmente e mi lanciano in quelle corse pazze in cui tutto il mio essere si tende come un gatto nel salto e godo della mia tensione e della loro.
Ma intanto le vedo accoccolate in una posizione raccolta e composta che mi fa venire voglia di scomporle, di spezzarle come fossero di cristallo; le vedo librate nella luce e tendo le mani per coglierle, per impossessarmene. Mi passano davanti incielate e naturali come la brezza che soffia nei loro capelli. Che cosa mi possono dare? L’ansia di un momento, il fremito dei sensi, come l’acqua mi modella aderente, come il vento che mi solletica le nari e mi accarezza la pelle. Ed una Jolanda qualsiasi rende bella una giornata con la sua sola presenza. Gentile, bella, intelligente. Non credo. Donna, donna, e vorrei quasi dire femmina se femminile è il principio che accetta e subisce l’azione, se femminile è quell’essere vago e consistente, che trova la sua gioia nell’essere modellato, fatto, formato. Non c’è violenza in tutto questo, ma solo legge eterna. E la loro perplessità, il pudore od altro, servono solo a rendere più faticata e più cara la fatica dell’operatore, affinché questo la compia nella sua interezza.

da La traccia sul mare. Diario e lettere(1936-1943), Falco Marin, Einadi