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to be or not to be

to be or not to be Lubitsch

Così Elias Canetti ricorda la prima volta in cui aveva ascoltato Kraus in occasione di una conferenza al Konzerthaus:

Un ometto piccoletto piuttosto mingherlino, con un volto affilato di inquietante vivacità, che mi disorientò (…). La voce, tagliente e irritata, dominava facilmente la sala con bruschi e frequenti salti di volume (…). Il fatto incomprensibile e indimenticabile – indimenticabile anche se avessi vissuto trecento anni – era che (la voce di Kraus al min.8.22) si imponeva come una legge di fuoco: si irradiava, bruciava e annientava (…) e il manifestarsi di questo castigo sterminatore, compiuto pubblicamente, diffondeva un tale orrore e una tale violenza che nessuno riusciva a sottrarvisi…

Chiunque abbia ascoltato la voce di Kraus nelle registrazioni esistenti avrà potuto notare una simile terrificante esperienza. Il fatto è che, dopo la Seconda guerra mondiale, è ormai un’altra voce, raggelante, che ascoltiamo attraverso la sua, una voce che ha preso la sua maschera. Il Führer parla con la voce di Karl Kraus. Il giovane vagabondo, studente di belle arti negli anni viennesi, aveva avuto la curiosità di andare ad ascoltare le sue conferenze? Diciamo piuttosto che, proprio come a Monaco avrebbe appreso ad atteggiare il corpo, a controllare ogni espressione e ogni gesto dalle fotografie che Hoffmann gli scattava, il piccolo austriaco dal ruvido tedesco e dalla dizione grossolana avrebbe imparato a dosare la propria voce sino a riprodurre il più straordinario prodotto dell’arte oratoria dell’epoca, copiando il fraseggio di Kraus, le sue sincopi, i suoi modi taglienti e brucianti. Karl Kraus suo malgrado, è divenuto maestro di dizione di Hitler, proprio come, mutatis mutandis, Marinetti, così di buona voglia per parte sua, lo era stato di Mussolini.

da La responsabilità dell’artista. Le avanguardie tra terrore e ragione, Jean Clair, Abscondita, trad.di Stefano Chiodi

 To be or not to be, Mel Brooks

le citazioni

Mombu vs Africa, linoleum

“Le citazioni, nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l’assenso all’ozioso viandante.” (Walter Benjamin)

La scoperta della moderna funzione delle citazioni nacque, secondo Benjamin, che la spiegava prendendo ad esempio Karl Kraus, dalla disperazione – ma non dalla disperazione per un passato che rifiuta “di gettare luce sul futuro” e lascia che la mente umana “vaghi nel buio”, come in Tocqueville, bensì dalla disperazione per il presente e dal desiderio di distruggerlo; quindi il loro potere non è di custodire, ma di purificare, di strappare dal contesto, di distruggere.”(Walter Benjamin) E tuttavia, gli scopritori e i cultori di questa forza distruttrice erano originariamente animati da ben altro intento, vale a dire dall’intento di conservare; e solo non lasciandosi ingannare dai “conservatori” di professione tutt’intorno a loro,  scoprirono infine che la forza distruttrice delle citazioni era “la sola in cui è ancora riposta la speranza che qualche cosa di quest’epoca sopravviva – proprio perché ne è stata divelta”. In questa forma di “frammenti di pensiero”, la citazione ha il duplice compito di interrompere il fluire della rappresentazione con “splendore trascendente” e al tempo stesso di concentrare su di sé ciò che viene rappresentato. Quanto al loro peso nell’opera di Benjamin, queste citazioni sono paragonabili soltanto alle ben diverse citazioni bibliche che nei trattati medievali tanto spesso vengono a sostituirsi all’immanente coerenza dell’argomentazione.

Da Walter Benjamin, Hannah Arendt, SE Studio Editoriale, trad. di Mariza De Franceschi

quotidiani

Se la stampa si proponesse di far sì che il lettore possa appropriarsi delle sue informazioni come di una parte della sua esperienza, mancherebbe interamente il suo scopo. Ma il suo intento è proprio l’opposto, ed essa lo raggiunge. È quello di escludere rigorosamente gli eventi dall’ambito in cui potrebbero colpire l’esperienza del lettore. I principî dell’informazione giornalistica (novità, brevità, intelligibilità e, soprattutto, mancanza di ogni connessione fra le singole notizie) contribuiscono a questo effetto non meno dell’impaginazione e della forma linguistica. Karl Kraus ha mostrato infaticabilmente come e fino a che punto l’uso linguistico dei giornali paralizzi l’immaginazione dei lettori). La rigida esclusione dell’informazione dall’esperienza dipende anche dal fatto che essa non entra nella tradizione.

da Agelus Novus. Saggi e frammenti, Walter Benjamin, Einaudi, a cura di Renato Solmi

cara Sidi

Manuele Fior

22/23 novembre 1914

Cara Sidi,
la domenica l’ho trascorsa dormendo. Oggi hai avuto la mia lettera e hai sospirato sotto i miei assalti. Sono convinto oggi che la condizione dell’umanità è insanabile. E che noi due non siamo ancora lapidati è l’unico miracolo che accade ora.

da Lettere d’amore, Karl Kraus, Lucarini Editore, a cura di Paola Sorge


Karl Kraus e Sidonie Nadherny von Borutin