Tag Archives: john berger

Il ritratto ufficiale (ma anche quello celebrativo/contemplativo)

Eppure il ritratto ufficiale deve insistere su una distanza formale. è questo, e non un’incapacità tecnica da parte del pittore, a far sembrare innaturale e rigido il comune ritratto tradizionale. L’artificialità è insita nei termini stessi che si impongono al vedere: il soggetto, infatti, va visto simultaneamente da vicino e da lontano. Una visiona analoga a quella dei preparati sotto il microscopio.

Questione di sguardi, John Berger, Il Saggiatore

E, per uscire dall’arte figurativa, Beatrice di Dante.

L’Ammiraglio de Ruyter nel castello di Elmina di Emanuel De Witte e Gli ambasciatori di Hans Holbein il giovane

Un africano è chino sulle ginocchia a reggere un dipinto a olio per il padrone. Il dipinto raffigura il castello che sovrasta uno dei principali centri della tratta degli schiavi in Africa occidentale.

(l’ammiraglio, come i due ambasciatori nel celebre dipinto di Holbein, appartiene) … a una classe persuasa che il mondo fosse lì per fare loro da casa. Nella sua forma estrema tale convincimento era confermato dalle relazioni che si stabilivano tra conquistatore coloniale e colonizzato.

Tali relazioni tra conquistatore e colonizzato tendevano ad autoperpetuarsi, La vista dell’altro confermava entrambi nella propria disumana stima di sé. La circolarità del rapporto – o anche la reciproca solitudine – (ci mostra che) il modo in cui l’uno vede l’altro, conferma il modo in cui ciascuno vede se stesso.

da Questione di sguardi. Sette inviti al vedere fra storia dell’arte e quotidianità, John Berger, Il Saggiatore, trad. di Maria Nadotti, pp.97-98

Nota: è possibile sostituire con una figura maschile e una femminile, i due poli della diade descritta.

Offerte allo spettatore

Nella forma artistica del nudo europeo i pittori e gli spettatori-proprietari erano di solito uomini, mentre le persone trattate da oggetti erano per lo più donne. Questa disparità è così profondamente radicata nella nostra cultura da strutturare ancor oggi la coscienza di molte donne. Esse fanno a se stesse ciò che gli uomini fanno loro. Sorvegliano la propria femminilità, esattamente come fanno gli uomini.

Nell’arte moderna la categoria del nudo è diventata meno importante. Furono gli stessi artisti a cominciare a metterla in discussione. Da questo, come da molti altri punti di vista, Manet rappresenta un punto di svolta. Se si confronta la sua Olympia con l’originale di Tiziano, si vede una donna che, vistosi assegnare un ruolo tradizionale, si mette a contestarlo, quasi con insolenza.

L’ideale era infranto. Ma a rimpiazzarlo non c’era altro che il ‘realismo’ della prostituta, che per prima avanguardia pittorica del ventesimo secolo divenne la quintessenza della femminilità. (Toulouse-Lautrec, Picasso, Rouault, espressionismo tedesco, etc,). Nella pittura accademica la tradizione prosegue inalterata.

Oggi gli atteggiamenti e i valori che informavano quella tradizione, si esprimono attraverso mezzi di comunicazione diversi e a diffusione assai più ampia: pubblicità, giornalismo, televisione.

Nella sostanza, però, il modo di vedere le donne, l’uso che si fa della loro immagine, non è cambiato. Le donne sono rappresentate in modo assai diverso dagli uomini, non perché il femminile sia diverso dal maschile, ma perché si assume che lo spettatore “ideale” sia sempre maschio e l’immagine della donna è destinata a incensarlo.

Se avete dubbi in proposito, fate il seguente esperimento (*)

Questione di sguardi. Sette inviti al vedere fra storia dell’arte e quotidianità, John Berger, Il Saggiatore, 2015, trad. di Maria Nadotti

(*) per sottoporti all’esperimento, è necessario che ti procuri il libro con le tavole proposte; altrimenti, e vale comunque, sfoglia un volume qualsiasi di storia dell’arte occidentale e, per ogni immagine di nudo tradizionale, “trasformate la donna in un uomo. Con gli occhi della mente oppure disegnando sulla riproduzione, Osservate, quindi, la violenza prodotta dall’atto di trasformazione. Non sull’immagine, ma sulle certezze del probabile spettatore

 Note:

1. quando sarà tutto finito, potrei sovvertire l’ordine della questione, pubblicando in calce a questo post, il video in cui el hedi ben salem dice ‘tu mi hai fregato il posto’.

2. la donna che verrà, dopo quella della tradizione e la prostituta, è quella ritratta da Luca Donnini.

Il nostro modo di vedere le cose è influenzato da ciò che sappiamo o crediamo

Nel medioevo, quando gli uomini credevano all’esistenza fisica dell’Inferno, la vista del fuoco aveva probabilmente un significato diverso da quello attuale. Il loro concetto di Inferno doveva, però, essere strettamente correlato alla vista del fuoco che consuma e delle ceneri che rimangono; nonché all’esperienza di dolore provocato dalle bruciature.

Quando si è innamorati, la vista della persona amata ha una pienezza che nessuna parola e nessun abbraccio riescono a eguagliare: una pienezza che soltanto l’atto del fare l’amore può temporaneamente raggiungere.

Eppure questo vedere che viene prima delle parole, e di cui esse non riescono mai a dare del tutto conto, non dipende dalla reazione meccanica a uno stimolo. (La si può vedere in questi termini solo se si isola quell’esigua parte del processo che riguarda la retina). Vediamo solamente ciò che guardiamo. Guardare è un atto di scelta. Il risultato di tale atto è che quanto vediamo si pone alla nostra portata. Anche se non necessariamente alla portata della nostra mano. Toccare è mettersi in relazione con quanto si tocca. (Chiudete gli occhi, muovetevi per la stanza e noterete come la facoltà di toccare non sia che una sorta di visione statica e limitata). Noi non guardiamo mai una cosa soltanto; ciò che guardiamo è, sempre, il rapporto che esiste tra noi e le cose. La nostra visione è costantemente attiva e costantemente mobile. E, costantemente, costringe le cose a girarle attorno, costruendo ciò che ci circonda nella nostra individualità.

Poco dopo aver imparato a vedere, ci accorgiamo che possiamo essere a nostra volta visti. L’occhio altrui si combina con il nostro per rendere pienamente credibile il nostro essere parte del mondo visibile.

Questione di sguardi. Sette inviti al vedere fra storia dell’arte e quotidianità, John Berger, Il Saggiatore, trad. di Maria Nadotti

Appunti:

– il nostro modo di vedere le cose è influenzato dal nostro desiderio (corrispondenza biunivoca tra vittima e carnefice)

– 9.4        5.       9..5.00 di cui sopra, ho sempre ritenuto (e di conseguenza mi sono tenuta) 7.          2.2            8.00.     2.6.00.4..        cercare 4.7.2.0.3.2.1.       .01.4..4. quali il 1.2.40.      9.4         3.2.  o il 9.6..40.       9.995.7.3.21.

– guardare come guatare, con l’avidità proiettiva (e narcisista), carburante per il motore della mitopoiesi;

– riprendere (ancora) Adriana Cavarero (Tu che mi guardi, tu che mi racconti) e Gertrude Stein e spingere fino a ‘tu che rendi pienamente credibile il mio essere parte del mondo visibile” (corrispondenza biunivoca?)