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tirare innanzi

E’ però ugualmente vero che Argo è il solo che sappia veramente godere e ridere. Quando si esce col padrone, specialmente se in quell’istante mi tolsero la catena, il mio corpo diventa tutto gioia. So che il padrone quando vuol ridere chiude un poco gli occhi ed apre la bocca. Ma la gioia da me è altra cosa. Mi getta di qua, mi getta di là, e faccio senza sforzo dei balzi enormi. Talvolta neppure la nerbata più dolorosa basta ad arrestare la gioia della libertà in compagnia del mio padrone. Quando sono solo la gioia è uguale, ma balzo meno. I miei balzi sono fatti pel padrone acciocché ne gioisca con me e capisca che non bisogna rinchiudermi.

da Argo e il suo padrone, Italo Svevo

Odori tre = vita

Argo ha anche altri dolori che il resto del mondo non sa e non sente. Quando vede il padrone che carezza un altro cane, egli vuol bene al padrone più del solito, ma un bene fatto di dolore, perché accarezza altri? Non ha me? Forse lo fa perché Argo sia più buono ed infatti se in quell’istante volesse qualcosa da me, obbedirei più presto che di solito. Ma egli di me non vuole e accarezza l’altro. L’odio per quest’altro è fatto anch’esso di dolore. Non è permesso di sbranarlo perché c’è il padrone eppoi ho paura di fargli vedere la mia ira perché potrebbe gioirne. Io mi caccio fra quell’intruso e il mio padrone per dividerli perché se sono divisi non soffro più e vado fra loro come per caso. Il padrone mi scaccia ma io ostinatamente continuo ad invadere quel piccolo tratto di terreno e scodinzolo simulando una gioia che sono ben lontano dal sentire. Perché questo è il dolore: vorrei urlare per sollevare l’animo mio ma allora non ci sarebbe più la speranza di allontanare quella brutta bestia dal mio padrone. Bisogna celare il dolore e procurare di tornar gradito. Poi quando l’altro finalmente se n’è andato, io ritrovo intero il mio padrone e il suo odore. L’altro non ne portò via niente. Ed io mi dico: Dunque fu stupido soffrire! Ma alla prossima occasione avviene esattamente la stessa cosa perché Argo è fatto per soffrire.

da Argo e il suo padrone, Italo Svevo