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il resto

Forse si potrebbe azzardare che per Calvino l’infanzia evocata, la vera infanzia, è solo il bianco della pagina intonsa capace di accogliere tutti i segni possibili, la pagine come immaginazione dei segni iscrivibili, come piacere di iscriverli e iscriversi senza fatica, senza ‘resto’ o ‘effetto’, pagina sognata, senza tempo, spazio totale e possibile, foglio del mondo su cui correre senza attrito, senza tracce bianche, correre secondo una progressione:”parole idee sogni ed è finito”. Ma il segno, la scrittura, è un resto, è appunto ciò che resta sulla pagina, è l’indelebile della traccia.

da L’occhio di Calvino, Marco Belpoliti, Einaudi