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Le facoltà di perdonare, di fare e mantenere promesse

Il possibile riscatto dalla situazione di irreversibilità – di non poter disfare ciò che si è fatto – è la facoltà di perdonare.
Il rimedio alla imprevedibilità, alla caotica incertezza del futuro, è contenuto nella facoltà di fare e mantenere promesse. Entrambe le facoltà dipendono dalla pluralità, dalla presenza e dall’azione degli altri, perché nessun uomo può perdonare se stesso e nessuno può essere vincolato da una promessa fatta solo a se stesso.

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The possible redemption from the predicament of irreversibility -of being unable to undo what one has done-is the faculty of forgiving.
The remedy for unpredictability, for the chaotic uncertainty of the future, is contained in the faculty to make and keep promises. Both faculties depend upon plurality, on the presence and acting of others, for no man can forgive himself and no one can be bound by a promise made only to himself.

Hannah Arendt citata da W.H.Auden nel saggio Brothers & Others, in Selected Essays, Faber, 1960

le citazioni

Mombu vs Africa, linoleum

“Le citazioni, nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l’assenso all’ozioso viandante.” (Walter Benjamin)

La scoperta della moderna funzione delle citazioni nacque, secondo Benjamin, che la spiegava prendendo ad esempio Karl Kraus, dalla disperazione – ma non dalla disperazione per un passato che rifiuta “di gettare luce sul futuro” e lascia che la mente umana “vaghi nel buio”, come in Tocqueville, bensì dalla disperazione per il presente e dal desiderio di distruggerlo; quindi il loro potere non è di custodire, ma di purificare, di strappare dal contesto, di distruggere.”(Walter Benjamin) E tuttavia, gli scopritori e i cultori di questa forza distruttrice erano originariamente animati da ben altro intento, vale a dire dall’intento di conservare; e solo non lasciandosi ingannare dai “conservatori” di professione tutt’intorno a loro,  scoprirono infine che la forza distruttrice delle citazioni era “la sola in cui è ancora riposta la speranza che qualche cosa di quest’epoca sopravviva – proprio perché ne è stata divelta”. In questa forma di “frammenti di pensiero”, la citazione ha il duplice compito di interrompere il fluire della rappresentazione con “splendore trascendente” e al tempo stesso di concentrare su di sé ciò che viene rappresentato. Quanto al loro peso nell’opera di Benjamin, queste citazioni sono paragonabili soltanto alle ben diverse citazioni bibliche che nei trattati medievali tanto spesso vengono a sostituirsi all’immanente coerenza dell’argomentazione.

Da Walter Benjamin, Hannah Arendt, SE Studio Editoriale, trad. di Mariza De Franceschi