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venerato monumento in lingua ebraica

Ricordi la frase, così centrale in Nietzsche, che ti avevo letto?

“Si è artisti solo al prezzo di sentire ciò che tutti i non artisti chiamano ‘forma’ come contenuto, come ‘la cosa stessa’. Con ciò ci si ritrova certo in un mondo capovolto, perché ormai il contenuto diventa qualcosa di meramente formale, compresa la nostra vita”.

Tu, invece non hai la consapevolezza della tragica desolazione, della disperata astrazione, della fatale falsificazione che si compie vedendo nelle parole di Giobbe un “venerato monumento in lingua ebraica” anziché il miserabile relitto della sua speranza tradita. Certamente, tutto quello che sta a cuore a te, che t’impegna così profondamente, non interessava né tanto né poco Giobbe sul suo letamaio: infatti si scagliava precisamente contro tutto il “venerato monumento in lingua ebraica” che lo precedeva.

Lettera di Sergio Quinzio a Guido Ceronetti del 22 settembre 1971, da L’esilio e la gloria. Scritti inediti 1969-1996, In forma di parole, 1998