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Gente incontrata

Esseri umani ho incontrato che,
quando si chiedeva loro il nome,
timidamente – come se non potessero pretendere
di possedere anche soltanto un modo di chiamarsi –
“signorina Christian” rispondevano e poi:
“come il nome”, e ti volevano
agevolare la comprensione,
nessun nome difficile come “Popiol” o
“Babendererde” –
“come il nome” – prego, non incomodi
la sua facoltà mnemonica!
Esseri umani ho incontrato che
coi genitori e quattro fratelli in una stanza
crebbero, di notte, con le dita nelle orecchie,
studiavano al focolare,
si fecero strada, di fuori belle e ladylike come contesse –
di dentro miti e operose come Nausicaa,
avevano la fronte pura degli angeli.

Mi sono spesso domandato e non ho trovato risposta,
da dove venga la dolcezza e il bene,
nemmeno oggi lo so e ora devo andare.

da Aprèslude, Gottfried Benn, Einaudi, trad. di Ferruccio Masini

funzione specifica

Nel mare vi sono organismi appartenenti al sistema zoologico inferiore, ricoperti di ciglia. Queste ciglia sono l’organo del senso animale che precede la differenziazione in energie sensuali separate, il tatto universale, il rapporto intrinseco con l’ambiente marino.
Si immagini un essere umano ricoperto di tali ciglia, non solo sul cervello, ma sull’intero organismo. La loro funzione è specifica, avvertono gli stimoli in modo netto e distinto; la parola, primariamente il sostantivo, meno l’aggettivo, quasi per nulla la figura verbale. Mirano alla cifra, alla sua immagine stampata, alla lettera nera, ad essa soltanto.
Si trascina la propria vita, la vita delle banalità e delle estenuabilità, in un paese ricco di ore fredde e colme di ombre, dal punto di vista cronologico in un’epoca del pensiero che periferizza induttivamente il proprio ambiente piatto e svuotato di miti, con una professione di genere capitalistico-opportunistico, si vive fra antenne, cloruri, motori diesel, si vive a Berlino.

da Epilogo – Io lirico (1922-1928), Gottfried Benn, a cura di Pietro Kobau, Crocetti Editore, Poesia – Anno II – n.2, Febbraio 1989

ecco, lassù

cavalier servente

 

Ciò di cui sento la mancanza è uno scritto sul carattere domestico degli assiomi e la geografia degli apriori, scusante climatica per tanto polverone.

(…)

Di fatto, oggi è così: esistono soltanto due forme di trascendenza verbale: gli assiomi e la parola intesa come arte. Tutto il resto è lingua commerciale, buona per ordinare la birra.

da Doppia vita, Gottfried Benn, Guanda

evviva Sor Lurè

Schiocco di frusta. Pameelen apre la porta. Vede un ambulatorio

Osvaldo Licini

Pameelen (appoggia la mano alla maniglia della porta, poi la lascia ricadere): Oh, questo appassire del mondo nel mio cervello! Queste stanchezze periferiche, ma innanzitutto questo sfiorire corticale…

da Doppia vita, Gottfried Benn, Guanda, a cura di Elena Agazzi

Legenda:

Schiocco di frusta: intuizione
Pameelen apre la porta: pensiero
Vede un ambulatorio:“Egli cerca di rivedere sperimentalmente questo attraverso la funzione logica generale del giudizio e del confronto, con il fulminante metodo dell’osservazione scientifica, con l’analisi causale, con trapianti,- con i derniers cris di tutte le psicologie. Cerca di saggiare i propri limiti, di determinare la propria sfera.”

un inno


Pierre Alechinsky

Con quella qualità dei grandi pugili:
incassare e rimanere
saldi,

ingurgitare grappa dalla bottiglia
aver preso sbornie
sub e superatomiche,
lasciare i sandali
sul bordo del cratere come Empedocle
e poi giù a capofitto,

non dire: ritorno
non pensare: mezzo e mezzo,
mollare i tumuli delle talpe
ai nani che vogliono farsi grandi,
pranzare allround a casa propria
non scindersi
e saper dar via anche la vittoria-

un inno a un uomo siffatto.

da Frammenti e distillazioni, Gottfried Benn, Einaudi, a cura di Maria Carpi

espressionismo

Espressionismo è l’arte che vede con gli occhi dello spirito

Hermann Bahr

 

Da questo senso di morte vivente e di vita morente, per usare il linguaggio dei mistici, nacque la loro fretta di dire, che spiega abbastanza il termine “Espressionismo”. Sentivano in sé il peso di una ricchezza che non permetteva loro di galleggiare, e prima di lasciarsi andare a fondo, tentarono di dare una forma disperatamente concisa e coraggiosa al molto che avevano da dire.

Angela Zucconi

 

 

Viaggio

Oh, questa luce! L’isola s’inghirlanda
d’acque d’azzurro stellato,
i lembi guariti, le sponde appagate
e si sazia ogni giorno di mare.

Finita pienezza del tutto: l’alca
e la fronda avvizzita si compiono.
Il loro senso è nel punto medio
che nessuna cosa può attingere.

Anche io le appartengo: abbronzato dal sole.
Distesa che si è data un nome.
L’occhio fisso al profondo orizzonte
che non conosce verticali.

Scomparsa ogni necessità di logica
dissolto ogni sistema di rapporti,
e dall’oscura carne che canta
si leva il sangue di Matusalemme.

Gottfried Benn

 

De Profundis

Un campo di stoppie sotto la pioggia nera,
un albero oscuro nel vuoto solingo,
il vento che sibila intorno a capanne deserte.
Come triste la sera.

Lungo i muri dei casali
l’orfana mite raccoglie le spighe avanzate.
I suoi occhi tondi e dorati vagano nel crepuscolo,
il suo grembo attende lo sposo celeste.

Al ritorno i pastori trovarono il tenero corpo
marcito tra cespugli spinosi.

Un’ombra son io a villaggi oscuri e lontani.
Ho bevuto il silenzio di Dio
alla sorgente del bosco.

Una lama d’acciaio sulla mia fronte.
Ragni cercano il mio cuore.
Nella mia bocca una luce che si spegne.

A notte mi ritrovai steso sulla brughiera,
duro di fango e di polvere di stelle.
Nei cespugli delle avellane
il suono di cristallo degli angeli.

Georg Trakl

 

Commiato

 

Tu non sei venuto con la sera.
Io ero in un manto di stelle.

Sentivo bussare alla mia porta.
Era il mio cuore di carne.

A ogni porta l’attesa,
ed anche alla tua porta;

tra le felci il fuoco languente della rosa
nel folto della ghirlanda.

Nel tuo cielo il colore del mio sangue,
cupo come il rosso delle more.

Ma tu non sei venuto con la sera.
Io indossavo scarpe d’oro.

Else Lasker-Schüler, qui Sulamita

 

 

E in un assoluto spogliarmi di tutto
la vita vuole dissetarmi col tutto.
 
Ernst Stadler

le traduzioni delle poesie sono a cura di Angela Zucconi, le illustrazioni di Alfred Kubin