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L’avvocato G., la zia Anita

“Li credi malati, tu?… Uno geme… un altro rutta… Quello barcolla… Questo è pieno di pustole… Vuoi vuotar tutta la sala d’aspetto? Istantaneamente? … anche di quelli che s’accaniscono ad espettorare fino a farsi schiattare il petto? Proponi una botta di cinema! … un aperitivo gratis, sbattuto in faccia!… vedrai quanti ne resteranno… Se vengono a cercarti, è soprattutto perché si scocciano. Mica ne vedi uno la vigilia d’una festa… Ai disgraziati, ricorda quel che ti dico, manca un’occupazione, mica la salute…Voglion semplicemente che tu li distragga, che tu li metta di buon umore, che tu li interessi coi loro rutti, i loro gaz… i loro scricchiolii…che tu gli scopra delle flatuosità… delle febbriciattole… dei borborigmi… degli inediti! Che tu ti dilunghi… che tu t’appassioni… Per questo hai la tua laurea… Ah! Divertirsi con la propria morte mentre uno sta fabbricandosela, ecco tutto l’Uomo, Ferdinand! Se li tengon cari, quelli, i loro scoli, le loro sifilidi, i loro tubercoli. Ne han bisogno! E della vescica piena di bave, del retto in fiamme, di tutto questo mica gl’importa nulla! Ma se ti darai da fare, se saprai interessarli, aspetteranno te per morire, è il tuo guiderdone! Ti verranno a scovare fino all’ultimo.”

da Morte a credito, Louis-Ferdinand Céline, Garzanti, versione di Giorgio Caproni