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La giardiniera

In un giardino “in movimento” la figura del giardiniere ha un ruolo apparentemente debole (gli viene riconosciuto meno potere che in passato) e tuttavia centrale. Il giardiniere parte da quello che si trova sul terreno: questo qualcosa chiama in causa le sue conoscenze botaniche, zoologiche, entomologiche. Il problema è soprattutto decifrare i rapporti che si stabiliscono tra gli esseri viventi – le relazioni, i comportamenti. “Abitare” può essere una metafora appropriata per definire questo atteggiamento. “Sarà possibile (…) stabilire un territorio condiviso? Gli animali (…)accetteranno la mia presenza?”. Questa propensione all’ascolto non esclude l’intervento e ne costituisce anzi il presupposto. Il giardiniere introduce nuove specie. Taglia (o sceglie di non tagliare). Rimuove (o sceglie di non rimuovere). Ogni sua osservazione porta con sé un’azione.

da Manifesto del Terzo paesaggio, Gilles Clément, Quodlibet, 2014,  a cura di Filippo De Pieri

In altre parti del volume è detto del climax, in Europa verso la foresta: il raggiungimento di questa, può essere rallentato a beneficio delle piante che compaiono e spariscono prima, per la cura della biodiversità. Questo vale anche per noi, Sule.

Ogni incidente naturale contribuisce a riaprire un terreno chiuso

Punto VI°

Ogni incidente naturale contribuisce a riaprire un terreno chiuso. Può essere considerato come un riciclaggio del residuo su se stesso, che permette una nuova comparsa di specie pioniere.

In nota, l’esempio:

La caduta di un albero permette la comparsa in ambiente forestale di piante di ambiente luminoso. Le digitali e gli epilobi a spiga hanno animato le radure aperte dall’uragano Lothar a partire dalla primavera del 2002. L’esposizione Jardins des tempetes (Vassivière, 2002; Saint Denis de la Réunion, 2003) ha messo in mostra il potere di “giardinaggio” dei traumi naturali.

da Manifesto del Terzo paesaggio, Gilles Clément, Quodlibet, 2005

Punto del manifesto valido anche per traumi non dovuti a incidenti naturali: dedicato a George Floyd e al movimento #blacklivesmatter (e alla bocca di leone che s’è presa uno dei miei residui)