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parole notturne

foto di Luca Donnini

Rispetto per il lettore significa che il poeta o il romanziere invita la coscienza del lettore a collaborare con la propria nell’atto della rappresentazione. Non dice tutto perché la sua opera non è un sillabario per i bambini o i ritardati mentali. Non esaurisce tutte le possibili reazioni delle fantasticherie del proprio lettore, ma si compiace del fatto che saremo noi a riempire con la nostra vita, con le risorse della memoria e del desiderio che ci sono proprie, le linee che egli ha tracciato. Tolstoj è infinitamente più libero, infinitamente più eccitante dei nuovi scrittori erotici allorché tronca il proprio racconto sulla soglia della camera da letto di Karenina, quando si limita appena a iniziare, tramite la similitudine di una fiamma morente, della cenere che si raffredda sulla griglia, la percezione di una sconfitta sessuale che ciascuno di noi può rivivere o particolarizzare per se stesso. George Eliot è libera e tratta i propri lettori da esseri umani liberi e adulti, allorché comunica, tramite l’inflessione dello stile e dell’umore, la verità sulla luna di miele di Casaubon in Middlemarch, allorché lascia che immaginiamo da soli come Dorothea sia stata violata da una certa fondamentale ottusità. Queste sono scene profondamente eccitanti, queste sì che arricchiscono e complicano la nostra coscienza sessuale, ben più degli idilli da quattro soldi del romanzo “libero” contemporaneo. Non vi è nessuna libertà nelle coercitive esattezze fisiologiche dell’ “alta pornografia” attuale, perché non vi è alcun rispetto per il lettore, le cui risorse immaginative sono ridotte a zero.

da Linguaggio e silenzio, George Steiner, Rizzoli, trad.di Ruggero Bianchi

il futuro


Emilio Mantelli

 

Vi è una lingua degli indiani dell’America Latina (in realtà ve ne sono parecchie) in cui il futuro -l’idea di ciò che deve ancora avvenire- è posto alle spalle di chi parla. Il passato che egli può vedere, poiché è già verificato, si trova davanti a lui. Egli indietreggia nel futuro sconosciuto; la memoria va avanti, la speranza indietro.

da Linguaggio e silenzio. Saggi sul linguaggio, la letteratura e l’inumano, George Steiner, Rizzoli, trad.di Ruggero Bianchi