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Decisioni

 Anche con voluta energia deve essere facile sollevarsi da una condizione di miseria. Mi strappo dalla sedia, corro attorno al tavolo, muovo la testa e il collo, metto fuoco negli occhi, tendo i muscoli intorno ad essi. Lotto contro ogni sentimento, saluto A con passione, tollero cortesemente B nella mia stanza, mi sciroppo, a grandi sorsi, quanto viene detto dai C, malgrado il dolore e la fatica.
Ma, anche se le cose vanno a questo modo, con ogni errore, che non sia evitabile, tutto, il leggero e il pesante, si fermerà, e io dovrò rigirarmi intorno.
Perciò la soluzione migliore è accettare tutto, comportarsi come una massa solida e anche se ci si sente portati via, non lasciarsi sedurre a compiere passi inutili, guardare gli altri con occhi bestiali, non provare pentimenti; in breve, schiacciare con la propria mano quanto resta ancora della vita come spettro, cioè aumentare ancora l’ultima pace sepolcrale e non lasciare sussistere altro.
Un movimento caratteristico di questa condizione è passare il mignolo  sulle sopracciglia.

da Racconti, Franz Kafka, Newton Compton, trad. di Luigi Coppé

il “Sì” leggero, innocente, della lettura

La lettura è più positiva della creazione, più creatrice, sebbene non produca niente. Essa partecipa della decisione, ne ha la leggerezza, l’irresponsabilità e l’innocenza. Essa  non fa niente, e tutto è compiuto. A Kafka l’angoscia, i racconti incompiuti, il tormento di una vita perduta, di una missione tradita, ogni giorno trasformato in esilio, ogni notte esiliata dal sonno e, per finire, la certezza che “La Metamorfosi” è illeggibile, radicalmente fallita”. Ma al lettore di Kafka l’angoscia che diventa scioltezza felice, il tormento della colpa che si muta in innocenza e, per ogni brano del testo, il rapimento della pienezza, la certezza del compimento, la rivelazione dell’opera unica, inevitabile, imprevedibile. Tale è l’essenza della lettura, del Sì leggero che, ben più della cupa lotta del creatore con il caos in cui cerca di sparire per rendersene padrone, evoca la parte divina della creazione.

da Lo spazio letterario, Maurice Blanchot, Einaudi, trad. G.Fofi