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il mostro è solo

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un portento corredato di ipotesi esplicativa non è più tale: ha perduto la singolarità, e con essa la mostruosità.
Infatti, proprio la singolarità caratterizza il mostro meglio di ogni altra cosa, poiché, di fronte al gigante o al nano, non sono le dimensioni che ci impressionano; piuttosto l’improvvisa, inaudita interruzione di un assetto che sino ad allora si era creduto inviolabile. Eugenio D’Ors scrisse: “Non si è minotauri nella stessa maniera in cui si è idropici; la descrizione di un minotauro dipinge un ritratto che appartiene a un essere soltanto – non importa se leggendario o storico…Il mostro è solo”.
Proprio così. D’Ors giustamente rileva che la condizione di mostro non è rappresentativa né emblematica di alcunché, perché tale condizione non discende dal fatto che un particolare individuo possieda in misura straordinaria le medesime qualità rintracciabili nel mondo della quotidiana esperienza.

(…)

“l’autentico mostro non rappresenta che sé medesimo”. Non è il portabandiera di una schiera di suoi più o meno simili: è l’eccezione. Perciò, dice D’Ors, egli impersona il disertore piuttosto che il portabandiera ufficiale. Il mostro è solo.
Questo senso di isolamento, di irreparabile solitudine, non potrebbe costituire la cagione della tristezza che si prova alla vista di una persona deforme? Infatti, la visione di un essere umano malformato può riempirci di turbamento, o di paura, ma innanzi tutto ci grava d’insopprimibile sconforto, un’afflizione intollerabile che si deve vincere prima che possano subentrare curiosità intellettuale, sgomento, o pregiudiziale ostilità.

da Note di un anatomopatologo, F.Gonzalez-Crussi, Adelphi, trad.di Gabriele Castellari

lettura obbligata per chiunque abbia potestà sui bambini

Quello che veramente serve è uno spirito di profondo rispetto, equidistante da raziocinio ed emotività, nel modo che Bertrand Russell ha delineato in alcune frasi da proporre come lettura obbligata per chiunque abbia potestà sui bambini:

“Per un profondo rispetto occorre immaginazione e un calore vitale. …Il bambino è debole e in superficie sciocco, l’insegnante è forte e, sotto l’aspetto pratico, più saggio di lui. L’insegnante, o il burocrate, che non nutre rispetto, disprezza facilmente il bambino per queste sue apparenti inferiorità; considera suo dovere “plasmarlo”: nell’immaginazione si vede come il vasaio con la creta. Così facendo conferisce una forma innaturale, che si consolida con l’età, e che produce tensioni e insoddisfazioni spirituali, dalle quali poi derivano crudeltà e invidia, e la convinzione che gli altri debbano per forza sottostare alle medesime distorsioni.
” La persona che porta rispetto non pensa che “plasmare” il fanciullo sia un suo dovere. Egli avverte in tutte le cose vive, ma specialmente negli esseri umani e prima di tutti nei bambini, qualche cosa di sacro, indefinibile, illimitato, qualche cosa di individuale e stranamente prezioso, il fondamento in espansione della vita, una scheggia fatta persona del muto e strenuo agitarsi dell’universo. In presenza di un bambino egli prova inesplicabile umiltà – un’umiltà ben difficilmente giustificabile su basi razionali, e tuttavia in qualche modo più prossima alla saggezza che non la facile sicurezza di sé di molti genitori e insegnanti”

da Note di un anatomopatolgo, F. Gonzalez-Crussi, Adelphi, trad.di Gabriele Castellari

op.cit. Bertrand Russell, Why Men Fight: A Method of Abolishing the International Duel, Century Co., New York, 1916