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“è dunque proprio vero tutto quel che non ha storia, né senso, né tregua, né misura? … Sì, tutto quello che non è chiaro, e che per me non è niente, e ha meno peso di quanto ne abbia, nelle mie mani nude di donna, una chiave d’Europa tinta di sangue…Ah! è dunque proprio vero tutto questo? … (e che cos’è ancora, qui sulla mia soglia,

“quell’uccello verde-bronzo, d’aspetto poco ortodosso, e che chiamano Starling?)

da II – Poema per la straniera in Esilio, Saint-John Perse, SE Studio Editoriale, trad. di Stefano Agosti

The grabbing hand (IT DE / DE IT)

(…)

Così, ogni carne va al cilicio del sale: il frutto di cenere delle nostre veglie, la rosa nana delle vostre sabbie, e la sposa notturna riaccompagnata a casa prima dell’aurora…
Ah! ogni cosa vana al vaglio della memoria; ah! ogni cosa insana ai pifferi dell’esilio: il puro nautilo delle acque libere, il puro impulso dei nostri sogni,
E i poemi della notte ripudiati prima dell’aurora,
l’ala fossile incastrata nei grandi vespri d’ambra gialla…
Ah! bruciamo, bruciamo, all’avvento delle sabbie,
tutti questi detriti di piuma, di unghia, di capigliature dipinte e di tele impure;
E quanto ai poemi nati ieri, ah! i poemi nati una sera al bivio della folgore, sono come cenere nel latte delle donne, infima traccia…
E componendo per me, con ogni cosa alata di cui non conoscere l’uso, un puro linguaggio senza scopo né corso,
Ecco che concepisco ancora un grande poema delèbile…

da Esilio (IV) , Saint-John Perse, SE Studio Editoriale, trad. di Stefano Agosti

del perché ci si deve sedere sul bordo del letto n.3

nostalghia

Quanto di negativo, autodistruttivo o nevrotico rovina la nostra psiche viaggia sulle onde dei raggi beta fino a creare un campo che spacca la solarità del sereno come l’acqua calda divelle e scioglie il ghiaccio. Ciascun trauma non si limita al presente della sua mortificazione ma per l’individuo che lo subisce si emenda in un fardello che cadrà solo con la fine del suo tempo, o con la cura. Il trauma è fertile, vorace, duraturo, vitale. Capita che si trasmetta di padre in figlio. Può diventare cultura. Senza argini è incapsulato, disseminato, tramandato. Ogni ferita è per la personalità una mina inesplosa i cui elementi psicotici isolano e paralizzano (desumo i concetti dalla prolusione di Giorgio Corrente “Esilio e trauma”, tenuta in occasione del convegno Nunca mas il 10 maggio 2006 presso l’Università degli Studi Roma Tre). Al riguardo voglio citare una voce:” Quando suppliziano un uomo, che lo uccidano o no, insieme danno il martirio (sebbene non li rinchiudano, seppure li lascino indifesi e attoniti nella casa violata) a sua moglie, ai suoi genitori, ai suoi figli” (Mario Benedetti, Primavera con una esquina rota). E ancora; “Le cose temute, quando s’appartano da noi, tornano con l’essere nominate, perché confondono la menzione col richiamo” (Antonio Di Benedetto, El Silenciero).

da Un esilio (1980.1984) in Città distrutte. Sei biografie infedeli, Davide Orecchio, Gaffi Editore