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rumore di fondo

Da bambino, le foto di persone scomparse che trovava negli album di famiglia gli suscitavano un’impressione fantasmatica, suggerendogli un’esistenza magica. Quella stessa impressione accompagna, sottoforma di una luce appena attenuata dalla nebbia, il mio ricordo delle immagini in bianco e nero – quasi da camice, macchina su cavalletto e drappo nero – dell’avventura del giovane Nicolas Almanza a La Plata. Quell’impressione fantasmatica mi accompagna dappertutto, sia che io lavori sia che io dorma o viaggi. Mi basta alzare lo sguardo, ed ecco che lì – come il televisore sempre acceso e con l’audio azzerato che tiene compagnia tutto il giorno a Daniele Del Giudice – c’è una banda visiva continua, tutte le immagini del cinema muto e l’atmosfera degli anni Venti. Mi basta alzare lo sguardo per cogliere all’istante le immagini dell’avventura dell’ingenuo Nicolasito a La Plata, immagini che trattengo appena, in una specie di banda visiva continua, di fondo, come un tempo faceva da sottofondo sonoro la musica. L’avventura del giovane Nicolas Almanza a La Plata è, per me, il rumore letterario per eccellenza. La letteratura sarà rumore di sottofondo, o non sarà.

da Bioynventario in Il viaggiatore più lento, Enrique Vila-Matas, Alet

nota: Nicolas Almanza da Las adventuras de un fotografo en la plata di Adolfo Bioy Casares

appunti per Mi chiamo M.M. n.23

Valle del Devoli, Aprile 1941

Per quel manuale dei fantasmi preferiti, limitato di proposito a spettri contemporanei che non possono tornare a casa, ho sempre immaginato un lettore agguerrito, estremamente ipocrita e moderno, triste e fantasmatico come lo stesso autore: qualcuno che avesse lo stesso approccio alla lettura di Marcel Schwob quando, ancora piccolo, trascorreva lunghe ore in una soffitta a leggere come un perfetto ipocrita. Se per esempio, leggeva il resoconto di un viaggio al Polo Nord, mangiava, in contemporanea (per sentire che partecipava fino in fondo alla miseria e alle afflizioni dei suoi eroi), un tozzo di pane secco inzuppato in un bicchiere d’acqua.
Parlo di un tipo di lettore che, nel caso del manuale dei fantasmi preferiti, arriverebbe perfino a inventarsi la citazione iniziale del libro (un verso di Quevedo, per esempio) e a recitarla, quasi facendosi beffe di tutto, a voce alta e profonda, con ipocrisia: “Ieri fui tempo, ma domani nulla”. E che con sua grande sorpresa, come nelle storie di anime in pena, vedrebbe manifestarsi l’Apparizione, in questo caso l’apparizione dell’autore del manuale che lo avverte, anche lui con voce profonda e in una sorta di proseguimento della citazione quevediana: “Ma al giorno d’oggi, caro mio, con i tempi che corrono, tu non sei altro che l’altra faccia della mia medaglia, in altre parole sei un fantasma tanto quanto me”.

da Certi fantasmi autentici in Il viaggiatore più lento, Enrique Vila-Matas, Alet

nota: “Ipocritès” ossia “risponditore” è l’attore incaricato di rispondere al Coro