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Quante cose grandi, insensate e confuse…

Oh, quante cose grandi, insensate e confuse, come un minuto contraddice l’altro! Sono un valoroso frivolo o un vigliacco che si vanta? Ah, se potessi sapere con certezza a chi appartenga la ragione e la vittoria! Avessi davvero un ordine del mondo, una legge sicura che mi facessero da paragone! (…)

le parole di Francesco in Menzogna e sortilegio, Elsa Morante, Mondadori, Oscar Settimanali, pp. 465-466 del II volume

All’amica lontana nel 2021

Nove anni da che t’ho salutata
o mia dimenticata, giovane siciliana.

Fra noi due si distese
un’impervia rovina
di lontananza e tempo,
e il trombettiere delle morti
sui valichi suona il silenzio.

Ma l’eco d’una tua risata,
ultimo celeste addio
per nove anni si aggirò
su quel desolato paese
rimbalzando in corsa, l’effimera
fanciulletta. E l’approdo
quale fu? Sola
nella mia stanza ero
oggi, e stupore mi morse.
L’eco d’un tratto udii
della tua risata.
Ti riconobbi, e il piacere
d’un batticuore mi corse.

A te grazie, fragile eco!
Canaria bella volavi
a questo nido.
Dolce marina frugavi
fra queste foglie.
Gemma arancione t’accendevi
sul calcinato muro.

Poi, fu di nuovo il silenzio
nella memoria,
e io della stanza vuota
signora.

(Già s’incrinava, nel punto
che l’orecchio mi sfiora.)

(1943)

da Alibi – Poesia per Saruzza, Elsa Morante, Garzanti