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I Caporali

I caporali sono, come abbiamo già avuto occasione di notare, una specie di mediatori che s’incaricano di reclutare i lavoratori necessari per le opere della campagna romana (guitti, mietitori, falciatori, tagliatori, coloni, ecc). Anticipano loro le spese di viaggio e parte di quelle del vitto e li conducono sul posto di lavoro.

È una classe molto antica, se ne fa menzione…e non a titoli di lode, in un editto del 15 agosto 1651, firmato dai conservatori Agostino Maffei, Domenico Jacovacci e Fabio Massimi.
“Essendo venuto a notizia, dice l’editto, dell’Illustrissimi Signori Conservatori della Cam. di Roma li grandi aggravi che si fanno da Caporali ed altre persone alli monelli et operaij della campagna romana per li grandi abusi che fin qui si sono osservati da suddetti, con rivender cose commestibili a poveri operaij et monelli con prezzi alterati et di mala qualità senza peso e misura contro l’ordine et forme di bando”(1).

Malgrado questo editto i caporali continuarono allegramente ad angariare i poveri lavoratori in tutti i modi, finché questi non hanno aperto gli occhi e con le leghe, con gli scioperi e simili mezzi si sono imposti ed hanno conseguito notevoli miglioramenti.

(…)

da Usi e costumi della campagna romana. Con disegni di Duilio Cambellotti, Ercole Metalli, NER – Nuova Editrice Romana, 1982

(1) De Cupis, Le vicende dell’agricoltura e pastorizia dell’Agro romano, p. 634

cervellino d’uccello

mario giacomelli 7

Con vasti occhi innocenti di pinguino,
tre merli poliglotti, grossi ma novellini,
stanno in fila
sotto il salice glauco,
un’ala contro l’altra, teneri e solenni,
fino a quando avvistano la madre,
che ormai non sembra più grossa di loro
e che arriva portando
qualcosa che potrà a malapena
saziare uno dei tre.

Lei si dirige verso lo stridio
acuto e intermittente, uguale al suono di balestre rotte,
che sale su dalle tre forme simili,
macchiettate da miti
occhi di uccello; e se mai dal becco
di uno dei tre
sfugge lo scarabeo
ancora vivo,
lei lo raccatta e lo ricaccia
dentro.

Stando nell’ombra fino a quando indossano
le loro cappe dall’ordito fitto,
pallide e lisce, simili alle foglie
del salice, i tre spiegano la cosa
e le ali, mostrando ad uno ad uno
la modesta
striscia bianca che corre per il lungo
sopra la coda e per traverso
sotto ogni ala;
e già la fisarmonica

si è richiusa. Che deliziosa nota,
con rapidi, inattese eco di flauto
zampillanti dall’ugola
dell’ingegnoso
uccello adulto, torna alla memoria
dalla remota
aria torpida e assolata,
quando non c’era
ancora la nidiata? Come aspra
si è fatta ora la voce dell’uccello.

Un gatto bianco e nero li ha osservati,
e va strisciando adagio lungo il tronco
verso il grazioso trio.
Non avvezzi a vederlo
i tre cedono il campo – è un problema
nuovo, imbarazzante.
Un piede ciondolante che ha mancato
la presa si solleva
e trova il ramo sul quale progettava
di posarsi. Ma la madre

si tuffa come un dardo, fatta ardita
da ciò che gela il sangue, compensata
solo dalla speranza – di altre pene-
ché nulla può riempire quelle bocche
pigolanti e fameliche; e si getta
in un duello mortale e quasi uccide
col becco a baionetta
e con ali feroci
il gatto intellettuale
che sa strisciare con tanta cautela.

da Le poesie, Marianne Moore, Adelphi

 duilio cambelotti bambini

i mesi, per bambini

duilio cambelotti tuffo dalla barca

Lucida Aprile limpidi cristalli,
Maggio mena ragazze pei viali,
Giugno spicca gerani ai davanzali,
contempla luglio il sole e i grani gialli.

Dorme Agosto e non ode i temporali
crescere sulle stoppie delle valli;
nel crepuscolo viola i bei cavalli
bagna Settembre all’acque fluviali.

Ottobre succia l’uva lungo il fosso,
prega Novembre a lume di candela,
e Dicembre si soffia il naso rosso.

Gennaio è morto e sottoterra gela.
Smilzo Febbraio serra i panni addosso,
e Marzo pescatore alza la vela.

(1939)

da Poesia ed errore, Franco Fortini, Feltrinelli Editore