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La mano che ha la frusta

(…) l’unica costante di tutte le mostruose orge sadiane è che la mano munita di frusta è sempre la mano del potere politico reale e la vittima è una persona che ha poco o nessun potere, o alla quale esso è stato usurpato. In questo schema, maschio sta a tiranno mentre femmina sta per martire, non importa a quale sesso ufficialmente appartengano questi maschi e queste femmine. (…)

e, per la mantide felicetta,  Juliette, che approfitta del terzo e quarto mondo:

“Sade ha la curiosa capacità di rendere sospetto ogni particolare della sessualità al punto da farci capire che il casto bacio dell’amante sentimentale differisce solo di poco dal vampiresco morso d’amore che cava il sangue e che una carezza disinteressata è solo quantitativamente diversa da una frustata disinteressata. Per Sade, tutte le tenerezze sono falsità, inganno, insidia; tutti i piaceri contengono in sé i semi delle atrocità; tutti i letti sono dei campi minati. Così la curiosa Justine è condannata a trascorrere una vita in cui non c’è un godimento; solo in questo modo può preservare la sua virtù, mentre la crudele Juliette, la sorella e l’antitesi, si sottopone a un processo di completa disumanizzazione nel conseguimento del piacere.”

da La donna sadiana, Angela Carter, Feltrinelli, Idee, 1986, trad. di Patrizia Carella, p.26