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Preludio

Io, con le gambe incrociate alla luce del giorno, guardo
I pugni variegati di nuvole che si raccolgono sopra
Gli sgraziati lineamenti di questa mia isola prona.

Intanto i piroscafi che dividono gli orizzonti dichiarano
Noi perduti;
Trovati solo
In opuscoli turistici, dietro ardenti binocoli;
Trovati nel riflesso blu di occhi
Che hanno conosciuto metropoli e ci credono felici, qui.

Il tempo striscia sui pazienti che da troppo sono pazienti,
Così io, che ho fatto una scelta,
Scopro che la mia fanciullezza se n’è andata.

E la mia vita, troppo presto, certo, per la
profonda sigaretta,
La maniglia girata, il coltello che rigira
Nelle viscere delle ore non deve essere resa pubblica
Finché non ho imparato a soffrire
In accurati giambi.

Vado, certo, attraverso tutti gli atti isolati,
Faccio di situazioni una vacanza,
Mi aggiusto la cravatta e fisso mascelle importanti
E noto le vive immagini
Di carne che passeggiano per l’occhio.

Finché da tutto mi allontano per pensare come,
Nel mezzo del cammin della mia vita,
Oh come giunsi a incontrare te, mio
Riluttante leopardo dai lenti occhi.

 

(1948)

da Mappa del nuovo mondo, Derek Walcott, UTET, trad di Luca Tomasi

il porto

Il pescatore che rema a casa all’imbrunire
Non considera la quiete in cui si muove,
Così io, poiché il sentimento fa annegare, più non dovrei chiedere
Il crepuscolo sicuro che le tue mani calme davano.
E la notte, spronatrice di antiche falsità,
A cui ammiccano le stelle che sorvegliano le alture,
Non dovrebbero udire alcun segreto che ci sfugge; il tempo
Conosce quel mare scaltro e amaro, e l’amore erige muri.
Eppure gli altri che ora mi osservano avanzare verso il largo,
Su un mare che di ogni parola d’amore è più crudele,
Possono vedere in me la calma che il mio passaggio crea,
Sfidando nuove acque in un antico imbroglio;
E i protetti dal pensare possono imbarcarsi sicuri sulle navi
Sentendo brusii di rematori annegare accanto agli astri.
da Isole. Poesie scelte (1948-2004), Derek Walcott, Adelphi, trad.di Matteo Campagnoli