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Americana

I primi aruspici della terra, l’uomo
Nel campo, l’uomo sul lato del colle, tutti
In una salute del clima, sapendo qualche vecchia cosa

(Remoti dal mortifero uomo in generale,
La sovrapposizione dell’idea, le voci
Difficili da distinguere dai pensieri, il rimbombo

Di altre vite che diviene un totale rimbombo,
Un senso separato che riceve e trattiene gli altri,
Quel che è umano eppure conclusivo, come

Uno che si guarda allo specchio e trova
Che è l’uomo nello specchio quello vivo, non lui.
Egli è l’immagine, il secondo, l’irreale,

L’astrazione. Abita in un altro uomo,
Altri uomini, non quest’erba, quest’aria valida.
Non è se stesso. Soffre d’una privazione essenziale…)

A questo pensa mentre la kermesse scamosciata,
In un ritorno, una sembianza di ritorno,
Sbandiera quella prima fortuna che tanto desiderava.

da Il mondo come meditazione, Wallace Stevens, Guanda, trad. di Massimo Bacigalupo