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Una notte

La stanza era povera e volgare
nascosta sopra una taverna infima.
Dalla finestra si vedeva il vicolo
stretto e sporco. Da sotto
venivano le voci di operai
che giocavano a carte, si divertivano anche.

E là, su un lettuccio da poco prezzo
ebbi il corpo dell’amore, ebbi le labbra
voluttuose e rosee dell’ebbrezza –
rosee di una tale ebbrezza, che anche ora
che scrivo, dopo tanti anni!
m’inebrio nella mia casa deserta.

da Settantacinque poesie, Constantinos Kavafis, Einaudi, traduzione a cura di Nelo Risi e Margherita Dalmati

Dipinto

Io curo il mio lavoro e lo amo.
Ma oggi mi avvilisce la lentezza del comporre.
Il giorno mi è di peso, una presenza
sempre più scura. Piove e tira vento.
Mi appaga più il vedere che il parlare.
Il quadro che ora guardo è un bel ragazzo
sdraiato accanto alla fontana, forse
stanco di avere corso molto.
Che bel ragazzo; il divino meriggiare
lo ha catturato per fargli prendere sonno.
Resto così, lo guardo a lungo. E nell’arte
di bel nuovo mi riposo dal lavoro dell’arte.

da Settantacinque poesie, Constantinos Kavafis, Einaudi, a cura di Nelo Risi e Margherita Dalmati