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allattamento

dietro quei no, il potere dei maschi

“ti cacciano dal prado, ti fanno scendere dall’aereo, ti chiedono di uscire dal bar. prima ti dicono che è tuo preciso dovere di donna e di madre allattare tuo figlio, se non lo fai sei degenere, lo privi per frivolo egoismo degli anticorpi che gli serviranno per vivere, mini la sua saluta sei una specie di serial killer. campagne ministeriali, proprio. il latte in polvere oltretutto costa una fortuna, le aziende ci speculano quindi ok al seno. poi quando lo fai ti pregano di allontanarti perché sei indecente, che vergogna quello spicchio di seno, ma che fa, ma dove crede di vivere, si copra.
io non ci credo. non credo all’indignazione né al turbamento maschile, non credo che siano stupidi né ipocriti che quasi sempre è lo stesso. viviamo in un epoca in cui le ditte di abbigliamento si fanno pubblicità con foto dove lui cerca di violentare lei mentre un terzo impassibile li guarda. esibire reggicalze e scollature anche posticce purché monumentali garantisce fama e denato e spesso un posto in parlamento. non ho mai visto una madre allattare farlo con ostentazione, è un gesto intimo e necessario che si compie chine su se stesse. i reggiseni, se questo è il problema, non sono wonderbra di pizzo: sono scafandri col bottone. le madonne dei quadri lo fanno nude, è difficile anche credere al turbamento estetico: siamo cresciuti davanti a icone di vergini nutrici. credo che sia un rigurgito di esercizio di potere, piuttosto.
i neonati hanno fame, ogni due ore, qualcuno ogni ora. se non puoi allattarli “in pubblico” devi stare a casa. non un supermercato né un cinema, non un caffè al bar, figuriamoci se puoi prendere un aereo o andare in visita a un museo, fare un concorso. è tuo dovere di donna pensare prima al bambino. meglio se sparisci dalla vista, dalla cometizione, dalla vita.
vai, esci pure di scena.
ripresentati quando sei in forma, lato A e lato B ben esposti, possibilmente con la biancheria giusta.”

Concita de Gregorio da la Repubblica del 25/09/2007

 

è interessante leggere la presentazione, purtroppo solo quella, della tesi di laurea di veronica matta “quelli che il latte lo bevevano al seno di mamma” e un accenno al saggio “La mortalità nei primi anni d’età e la vita sociale della Sardegna” di Francesco Coletti, (www.sardinews.it/1_03/05bis.html).
è chiaro che, l’abitudine a ritenere la presenza di un neonato al fianco della madre lavoratrice un ostacolo alla produttività della stessa, sia responsabile della riduzione dell’allattamento materno, dell’inaspettato incremento della mortalità di bambini nei primi due anni di età e, qui mi ricollego all’articolo di concita de gregorio, della scarsità di donne nella classe dirigente.

come ho scritto più volte all’on.donatella poretti e in altre occasioni sul blog, per rompere questo conformismo che nuoce alla donna che desidera godere della maternità e contemporaneamente dimostrare il proprio valore nella sua professione, è necessario che le madri che occupano posti privilegiati (assunte a tempo indeterminato, libere professioniste, commercianti) si organizzino pacificamente e pubblicamente, come le donne che si sono recate al prado per la poppata davanti alla maya desnuda dopo che una di loro la settimana precedente era stata allontanata, per recarsi a lavoro con il bambino che allattano.

Io ho una bambina di 3 anni e mezzo che ho allattato a richiesta per 30 mesi e che durante i suoi primi due anni e mezzo di vita è venuta a lavoro con me.
lavoro in libreria: passo del tempo davanti al computer -come un’impiegata- sbrigando la corrispondenza per la vendita online, chiacchiero con i lettori, mi reco alla posta per le spedizioni e mia figlia non è mai stata di ostacolo. Posso ammettere d’aver rallentato il ritmo, ma la serenità d’averla avuta con me mi ha permesso di eseguire il mio lavoro con la stessa precisione. Se non avessi avuto questo privilegio e fossi stata costretta a lasciare mia figlia in un asilo nido, tutta la mia giornata sarebbe stata scandita dal ticchetìo del tempo che mi separava dal ricongiugimento.


A fine novembre nascerà il mio secondo figlio: dopo i primi mesi di necessario riposo e reciproca esplorazione madre/figlio a casa, che mi vengano a trovare in libreria le madri scettiche.