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Malinconia e la tua depressione

Freud intende la malinconia come la relazione distruttiva con quell’Altro che mediante un’identificazione narcisistica è stato interiorizzato come parte del sé. In tal modo i conflitti originari con l’Altro vengono interiorizzati e trasformati in un rapporto con se stessi che porta all’impoverimento dell’Io e all’autoaggressione. Alla base della malattia depressiva dell’odierno oggetto di prestazione non vi è al contrario alcun rapporto conflittuale o ambivalente con l’altro. Non vi è alcuna dimensione dell’Altro.

La malinconia scaturisce da una perdita. Quindi resta in una relazione, ovvero in una relazione negativa con l’assente. La depressione, al contrario, è scollegata da qualsiasi relazione o legame. Le manca la forza di gravità.

Il lutto emerge quando si perde un oggetto dotato di una forte carica libidica. Chi è in lutto resta completamente presso l’amato Altro. L’Ego tardo-moderno utilizza gran parte dell’energia libidica per sé. La libido residua viene distribuita e diffusa tra un numero crescente di contatti e di relazioni effimere. Rimuovere dall’Altro questa libido così debole, occupando nuovi oggetti, è quanto di più facile esista. Allora la lunga e dolorosa “elaborazione del lutto” non è più indispensabile. Gli “amici” sui social network hanno soprattutto la funzione di incrementare il senso narcisistico del sé, offrendo attenzione – in quanto consumatori- all’Ego esposto come una merce.

da Topologia della violenza, Byung-Chul Han, Nottetempo, a cura di Simone Buttazzi

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(…) E allo stesso tempo comprende perché Elus non sia più Elus: perché questo corpo morente non risveglia più nulla in lei. Perché non la riconosce. Perché lei non suscita più nulla in lui. Perché è preso dalla propria sofferenza, che lo riempie interamente. Perché non la vede. Si può davvero amare solo se stessi? (…)

Chris Marker tradotto da M.M.

You’ve lost your history…

… this is why Benice becomes Mimi, and so on down to …

Secondo Freud il dolore è sintomo di un blocco nella storia di una persona. Per via di questo blocco il paziente non è in grado di proseguire con la propria storia. I dolori psicogeni sono espressione di parole sepolte, rimosse. La parola si fa concreta. La terapia consiste nel liberare la persona da questo blocco rendendo di nuovo fluida la sua storia. Il dolore di Monsieur Teste è una “cosa”, un “terribile oggetto”. Si sottrae a qualsiasi narrazione.

(…)

Il dolore insensato è possibile solo in una vita nuda, spogliata di senso, che non racconta più.

(Byung-Chul Han, La società senza dolore, Einaudi, Stile Libero Extra, 2021, pp.30)