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la meraviglia delle meraviglie

venere-di-miloEcco la meraviglia delle meraviglie! Un ritmo squisito simile a quello delle statue che abbiamo appena ammirato; ma in più, qualcosa di meditativo: perché qui non troviamo più la forma convessa, al contrario, il busto in questa dea si curva un po’ in avanti come nella statuaria cristiana. E tuttavia niente di inquieto né tormentato. Quest’opera è uno dei più alti momenti dell’ispirazione antica: è la voluttà regolata dalla misura, è la gioia di vivere cadenzata, moderata dalla ragione.

da L’arte. Conversazioni raccolte da Paul Gsell, Auguste Rodin, Abscondita, a cura di Luca Quattrocchi, che ci dice che Rodin scrisse un saggio poetico sulla Venere di Milo, pubblicato con il titolo Vénus. à la Vénus de Milo, in “L’Art et les Artistes”, n.11, marzo 1910

Primo comandamento

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“è tuttavia importante ricordare che il primo comandamento di questa religione, per coloro che la vogliono praticare, è di saper ben modellare un braccio, un torso o una coscia!”

“e con quale diritto vorrebbero impedirmi di associare alle mie opere certi intendimenti? Di che si lamentano se, oltre al mio lavoro professionale, offro loro delle idee, e se arricchisco di un significato forme in grado di sedurre gli occhi?”

da L’arte. Conversazioni raccolte da Paul Gsell, Auguste Rodin, Abscondita, a cura di Luca Quattrocchi

il rimuginatore

La memoria del rimuginatore dispone della massa disordinata del sapere morto. Il sapere umano è per lei frammento in un senso particolarmente pregnante, vale a dire come il mucchio di pezzi tagliati a casaccio coi quali si compone un puzzle. Un’epoca poco incline alla rimuginazione ne ha mantenuto l’atteggiamento dell’allegorico. L’allegorico estrae ora qui e là un pezzo dal fondo disordinato che il suo sapere gli mette a disposizione, lo affianca ad un altro e prova se si adattino l’uno all’altro: questo significato a questa immagine o questa immagine a quel significato. Il risultato non può mai essere previsto, giacché fra i due non c’è nessuna mediazione naturale. Allo stesso modo stanno però le cose con la merce e il prezzo. I “cavilli metafisici” di cui, secondo Marx, si compiace la merce sono innanzitutto i cavilli della formazione dei prezzi.
Come la merce pervenga al suo prezzo è cosa che non si può mai calcolare esattamente, né nel corso della sua produzione né in seguito, quando si trova sul mercato. Esattamente la stessa cosa accade all’oggetto nella sua esistenza allegorica: non è in nessun modo stabilito a quale significato lo condurrà l’assorta profondità dell’allegorico. Una volta però che abbia acquisito questo  significato, esso può essergli in ogni momento sottratto a favore di un altro.
Le mode dei significati cambiavano quasi altrettanto rapidamente di quanto cambia il prezzo delle merci. E, in effetti, significato vuol dire per la merce: prezzo; come merce essa non ne ha altri. Perciò l’allegorico tra le merci si trova nel proprio elemento, Come  flâneur si è immedesimato nell’anima della merce; come allegorico riconosce nel “cartellino del prezzo” con cui la merce entra sul mercato l’oggetto delle sue rimuginazioni: il significato.
Il mondo con cui questo nuovo significato lo fa entrare in intimità non è divenuto un mondo più felice. Un inferno infuria nell’anima della merce, che pure sembra trovare nel prezzo la sua pace.

(J 80, 2; J 80a,I)

da I “passages” di Parigi, Walter Benjamin, Einaudi, a cura di Rolf Tiedemann e Enrico Ganni

de senectute

Rodin le Penseur, Edward Steichen

Perché la vecchiaia è malattia quando in giovinezza nulla s’è innestato, e si rimane sterili, soli e infelici. Ora son qua, vecchio e carico di tutti i miei ricordi, pieni, succosi e profumati, che fan piegare il ramo, e ad ogni brezza cadono, rotolano sul ripido pendio dei pochi anni che mi restano, mentre la mano cerca di fermarli, e mi riesce solo d’indicarli, d’esprimerli confusi e malamente.

da Retablo, Vincenzo Consolo, Sellerio

foto di Edward Steichen

a Lorenzo

 

la porta dell’inferno

La Porta dell’inferno, Rodin

Durante l’estate del 1900, pochi mesi prima di morire, Oscar Wilde andò a vedere un’opera d’arte di cui si parlava allora con ammirazione, La Porta dell’inferno di Rodin. Dopo averla contemplata si sarebbe rivolto all’artista non per chiedergli della sua opera d’arte, ma della sua scelta di vita, come se l’eccellenza della scultura lo invitasse a porsi ulteriori domande sul proprio percorso: lui che intendeva condurre la vita nel segno del bello, in che cosa avrebbe sbagliato? Lo scrittore avrebbe chiesto allo scultore: “Com’è stata la Sua vita?. E lo scultore avrebbe risposto:
– Buona.
– Ha avuto nemici?
– Non sono riusciti a impedirmi di lavorare.
– E la fama?
– Mi ha obbligato a lavorare.
– E gli amici?
– Hanno preteso che lavorassi.
– E le donne?
– Ho imparato ad ammirarle lavorando”.

 

da La bellezza salverà il mondo. Wilde, Rilke, Cvetaeva, Garzanti, trad.di Emanuele Lana