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appunti per CAPSULA PETRI n.4

(I miei film) impiegano elementi di realtà – gente, luoghi, cose- e così sono dissimili dai film astratti, i quali, ne fanno talora uso principalmente per il loro valore plastico. Essi sono egualmente distanti, se non di più, dal metodo surrealista dell’autoespressione personale. Userei piuttosto la parola “classicista” per descrivere Ritual in Transfigured Time, precisamente perché non si definisce in base agli elementi del contenuto – fattuale, funzionale, astratto o psicologico. è un concetto di metodo: una manipolazione controllata di tutti gli elementi in una forma che li trascenderà e trasfigurerà

Maya Deren in “Film culture”, n.39, inverno 1963, p.13 ( cit. in Sulle tracce di Maya Deren, di Anita Trivelli, Lindau)

– Titolo CAPSULA PETRI ricordando l’esperienza durante la tesi con le colture batteriche mutagenizzate Triptosina-Fenilalanina e Triptosina-Metionina;

– Film come terreno di coltura: le poesie di WS,  le foto dei luoghi, ma soprattutto il volto, il corpo e la voce dell’attore sono osservati in vivo e dopo la mutagenesi in capsula petri.;

– L’attore  rappresenta il pensiero, la tensione verso la finzione suprema, mai raggiunta (per ultimo fotogramma solo un disegno, tra due linee, come sguardo attraverso la feritoia, abbozzo di ritratto);

– L’incontro nella stanza è la descrizione dei rari momenti di illuminazione, in cui ci si trova al centro di sé e la gioia mistica di riposare in quel centro;

– “Non concernente l’amore” è frase della poesia che qui chiarisce che non sto parlando di me;

– Beatrice di Dante non donna ma pensiero: “amor che nella mente mi ragiona”