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è un peccato, quel tuo buio

È un peccato che per me, proprio per me, la luce si stia cambiando in ombra. Sarebbe un peccato per chiunque naturalmente, ma è difficile accettare di essere scelti per certi destini, specie quando mi sveglio così di colpo nel cuore della notte, e tutto diventa più drastico e senza respiro, e perfino una faccenda come la mia che non avrebbe momenti più drammatici essendo già sul limite ogni ora, toccava una soglia ancor più scabra, di notte, quando tutto è fuori misura, nel buio, che anticipa il buio nel quale finirò, e in ore come questa faccio già le prove. Allora tutto mi appare dall’interno, condannato al solo interno, come durante le visite dei miei vecchi amici all’epoca dei primi disturbi, quando non potevo dirmi in compagnia nemmeno con loro: dopo un po’ se ne sarebbero andati e io sarei rimasto di nuovo per mio conto, questo sentimento del futuro guastava subito le sensazioni del presente e finivo per essere solo anche mentre loro erano lì, separato e diviso da un cristallo che rimandava me a me stesso con la scritta: “Questa malattia è tutta per te, solo per te”.

da Nel museo di Reims, Daniele Del Giudice, Mondadori

avanti!

Mi fermo, improvvisamente sono stanco, in avanti, a quanto pare, si scende a rotta di collo, tutt’intorno è l’abisso – non voglio guardarlo”.

Friedrich Nietzsche (Werke, Groß-und kleinoktavausgabe), XII, p.223 (Nietsche e l’eterno ritorno, Bari, 1982, citato da Walter Benjamin nei Passages J 77a, 2)

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So che voglio e non ho cosa io voglia. Un peso pende ad un gancio, e per pender soffre che non può scendere: non può uscire dal gancio, poiché quant’è peso pende e quanto pende dipende. Lo vogliamo soddisfare: lo liberiamo dalla sua dipendenza; lo lasciamo andare, che sazi la sua fame del più basso, e scenda indipendentemente fino a che sia contento di scendere. Ma in nessun punto raggiunto fermarsi lo contenta (…)

da La persuasione e la rettorica, Carlo Michelstaedter, Adelphi

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Quale morbosa e smodata smania di vivere, insomma,
ci fa così trepidare, quando corriamo un pericolo?
Incombe al certo una fine inevitabile agli uomini,
e non c’è dato schivare la morte sì da scamparla.
Siam chiusi dentro un cerchio e ci aggiriam sempre in esso,
né prolungando la vita s’inventerebbe alcun nuovo
bene: ché il meglio a noi sembra ciò che ci manca e si brama:
e quando questo è raggiunto, bramiam dell’altro e ci tiene
a bocca aperta la stessa sete del vivere, sempre.

dal De rerum natura, Libro III, vv.1075-1084, Lucrezio, Rizzoli, versione di Luca Canali

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Egli dice ancora: “Io penso e ciò non disturba nulla. Sono solo. Che comodità la solitudine! Non mi pesa nulla di dolce. La stessa fantasticheria qui come nella cabina del battello, la stessa al Caffè Lambert… Se le braccia di Berta assumono importanza, io sono derubato – come dal dolore.. Chi mi parla, se non mi prova qualcosa, è un nemico. Preferisco lo sfavillio del più piccolo fatto accaduto. Io sto esistendo e sto vedendomi, sto vedendomi vedere e così seguito…Pensiamo con precisione. Ci si addormenta su qualsiasi argomento… Il sonno continua qualsiasi idea…

da Monsieur Teste, Paul Valéry, SE Studio Editoriale, trad.di Libero Solaroli

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(…) un lusso che puoi permetterti mica riaprir quei dossier, eppure di continuo li apri, come avessi solchi obbligati tutt’intorno al cervello…rotaie! una volta spinto per la discesa il carrello non sceglie, ohp! ohp! che corre per le svolte della miniera, ohp gran toboga! ogni passaggio è coercizione al seguente, due passaggi e sei fritto (…)

da Rondini sul filo, Michele Mari, Mondadori

Pensa a tutto, vertiginoso lettore, somma le attese di tutti in ogni tempo e paese, e ti sfido a non immaginare il nostro pianeta come una palla proiettata nel nulla dalla smania di tutti e di tutto ad arrivare più in là, la smania di quella cosa lì, sì, quella che stai aspettando anche tu.

da Roderick Duddle, Michele Mari, Einaudi

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(…) suppongo sia possibile dire che il colono è il simbolo del cambiamento. Egli è, comunque, l’uomo laborioso che vive nelle illusioni e che, dopo che tutte le grandi illusioni l’hanno lasciato, continua ad avviticchiarsi ad una che lo trafigge.

dalla lettera a Hi Simons del 12 gennaio 1943, Wallace Stevens

 

espressionismo

Espressionismo è l’arte che vede con gli occhi dello spirito

Hermann Bahr

 

Da questo senso di morte vivente e di vita morente, per usare il linguaggio dei mistici, nacque la loro fretta di dire, che spiega abbastanza il termine “Espressionismo”. Sentivano in sé il peso di una ricchezza che non permetteva loro di galleggiare, e prima di lasciarsi andare a fondo, tentarono di dare una forma disperatamente concisa e coraggiosa al molto che avevano da dire.

Angela Zucconi

 

 

Viaggio

Oh, questa luce! L’isola s’inghirlanda
d’acque d’azzurro stellato,
i lembi guariti, le sponde appagate
e si sazia ogni giorno di mare.

Finita pienezza del tutto: l’alca
e la fronda avvizzita si compiono.
Il loro senso è nel punto medio
che nessuna cosa può attingere.

Anche io le appartengo: abbronzato dal sole.
Distesa che si è data un nome.
L’occhio fisso al profondo orizzonte
che non conosce verticali.

Scomparsa ogni necessità di logica
dissolto ogni sistema di rapporti,
e dall’oscura carne che canta
si leva il sangue di Matusalemme.

Gottfried Benn

 

De Profundis

Un campo di stoppie sotto la pioggia nera,
un albero oscuro nel vuoto solingo,
il vento che sibila intorno a capanne deserte.
Come triste la sera.

Lungo i muri dei casali
l’orfana mite raccoglie le spighe avanzate.
I suoi occhi tondi e dorati vagano nel crepuscolo,
il suo grembo attende lo sposo celeste.

Al ritorno i pastori trovarono il tenero corpo
marcito tra cespugli spinosi.

Un’ombra son io a villaggi oscuri e lontani.
Ho bevuto il silenzio di Dio
alla sorgente del bosco.

Una lama d’acciaio sulla mia fronte.
Ragni cercano il mio cuore.
Nella mia bocca una luce che si spegne.

A notte mi ritrovai steso sulla brughiera,
duro di fango e di polvere di stelle.
Nei cespugli delle avellane
il suono di cristallo degli angeli.

Georg Trakl

 

Commiato

 

Tu non sei venuto con la sera.
Io ero in un manto di stelle.

Sentivo bussare alla mia porta.
Era il mio cuore di carne.

A ogni porta l’attesa,
ed anche alla tua porta;

tra le felci il fuoco languente della rosa
nel folto della ghirlanda.

Nel tuo cielo il colore del mio sangue,
cupo come il rosso delle more.

Ma tu non sei venuto con la sera.
Io indossavo scarpe d’oro.

Else Lasker-Schüler, qui Sulamita

 

 

E in un assoluto spogliarmi di tutto
la vita vuole dissetarmi col tutto.
 
Ernst Stadler

le traduzioni delle poesie sono a cura di Angela Zucconi, le illustrazioni di Alfred Kubin