Tag Archives: agafio portinari

Appunti per Capsula petri n.17

E’ davvero, come sostiene Bataille, “all’amicizia, alla dolcezza dell’amicizia, che si rivolge la bellezza delle opere umane” o questa proviene dalla contemplazione di ciò che è impossibile (da pensare accuratamente, da raggiungere, come Dio, l’amore, la mente centrale, tre spazi mentali omeomorfi)? E se l’uomo di Lascaux non avesse partecipato alla caccia che dipinse, ma fosse rimasto, invalido, nella caverna con le donne e i bambini? Se l’artista di Lascaux fosse l’uomo disteso di fronte al bisonte nella scena rappresentata in fondo al pozzo?

Qui è la parola del discepolo di Cristo, che suona come il pensiero di Augusto di Miller ai piedi della scala

8.

Come l’hai conosciuto? All’improvviso,
tra la folla, uno sguardo mi fissò.
Sentii di essere atteso. E disse? No:
mosse le labbra appena ad un sorriso,

sparì. Poi lo rividi: mi chiamò
uno che non conoscevo. ‘Sorgi e vieni!’
udii una voce in me. Con gli occhi pieni
di lacrime mi accolse. E mi baciò.

Cosa ti disse? Forse, che ero atteso.
Ma non udivo. Qualcuno gridava
in me, come un addio. Lui mi guardava
e non sentivo più fiato né peso.

Camminavamo lontani dal mondo.
Le cose che diceva erano nuove.
Dimenticai donde venivo e dove
mi conduceva – seppi, fino in fondo!

da Intervista al discepolo, Pietro Cimatti, Carpena Edizioni, 1988

Appunti per CAPSULA PETRI n. 12

Questa figura di spalle viene a trovarsi, come ogni altra figura di spalle, in un rapporto di sostituzione empatica con lo spettatore.

da p. 99 di Cieli in cornice, Victor I. Stoichita, Meltemi

In questo brano possiamo ritrovare gli elementi di una poetica della rappresentazione della visione incentrata sull’alterità dell’invisibile visualizzato:

E stimo io che non avrebbe usati colori fissi e di corpo, ma dolci e soavi, atti a dimostrare una sopraumana sostanza et una pura e semplice divinità (...). Inoltre è da sapere che le cose divine, che alcuna volta appaiono, sono sempre accompagnate da un graziosissimo splendore et adombrate da una luce dolcissima (ed implicano) una prospettiva della distanzia (che) a molti pittori è incognita (...), essendo necessarii diversi piani e diverse distanze.
Crisoforo Sorte, 1580, Osservazioni sulla pittura, vol.I, pp. 293-296

che cosa abbiamo dato?

Allora il tuono parlò
DA
Datta: che cosa abbiamo dato?
Amico mio, sangue che scuote il mio cuore,
l’ardire tremendo di un momento d’abbandono
che una vita di prudenza non potrà ritrattare.
In questo – e solo in questo – noi esistemmo,
che non ritrovi nei nostri necrologi
o sulle lapidi drappeggiate
dal benefico ragno
o sotto i sigilli rotti dallo sparuto notaio
nelle nostre vuote stanze.

da Il paese guasto (La terra desolata) – V. Quello che disse il tuono, di T.S.Eliot, Stampalternativa, a cura di Angiolo Bandinelli

A little romance is essential to ecstasy. We are all selfish – Self Denial doesn’t seem to be a good thing expecting in others – the world holds an unoccupied niche only for those who climb up – work and study, study and work – are worth a decade of dreams – and romantic notions – but I do not believe in being so thoroughly practical that what is beautiful, what is artistic – what is delicate or what is grand – must always be deferred to what is useful. And there is no better exercise than an effort to do our best to appreciate and describe to others the beauties of those things which are denied to the vision of the absent.

(…)

When we try to picture what we see, the purely imaginary is transcended, like listening in the dark we seem to really hear what we are listening for – but describing real objects one can draw straight or curved lines and the thing may be  mathematically demonstrated – but who does not prefer the sunlight – and the shadow reflected.
Point in all this screed – Paint truth but not always in drab clothes.
Catch the reflected sun-rays, get pleasurable emotions – instead of stings and tears.
I must have eaten something at dinner that dispelled my humour (…)
The funniest thing about this letter is that isn’t a bit of fun in it.

(…)

Garret Barcalow Stevens in una lettera al figlio del 27 settembre 1897

appunti per CAPSULA PETRI n.2

Ma la condizione della mia felicità, come tutto ciò che è umano, è precaria. La contemplazione di Faustine potrebbe – sebbene non possa tollerarlo neppure come pensiero – interrompersi:
Per un guasto alle macchine (non so ripararle);
Per qualche dubbio che potrebbe sopraggiungere e rovinarmi questo paradiso (debbo riconoscere che ci sono, fra Morel e Faustine, conversazioni e gesti capaci di indurre in errore persone dal carattere meno saldo del mio);
Per la mia morte.
Il vero vantaggio della mia soluzione è che della morte il requisito e la garanzia dell’eterna contemplazione di Faustine.

da L’invenzione di Morel, di Adolfo Bioy Casares, Bompiani, Il Pesanervi, trad. di Livio Bacchi Wilcock

Caro Signor Stevens

Caro Signor Stevens,
vorrei dirle in che senso io trovo che lei sia distante da Eliot (pur conoscendolo pochissimo e forse proprio a causa del vostro divergere).
Eliot giura che “è la fine!”, quando lei si meraviglia che sia “l’inizio!”.
Eliot ha dimora nel paese guasto e invece lei, Signor Stevens, ho ben inteso (Note verso la finzione suprema ) che quando si trova a passeggiare al parco canta “Amor che nella mente mi ragiona”(1) … e persino nella autunnale/invernale poesia La pianta verde (2), fa del barbaro verde il trionfo!
Avrei voluto dirle questo.

(1)

Prologo

E per chi, se non per te, io provo amore?
E stringo, chiuso al petto, il libro estremo
Del sommo tra i sapienti, in me nascosto giorno e notte?
Nell’incerta luce di una sola certa verità,
Eguale per mutevolezza alla luce
In cui t’incontro e riposiamo,
Per un istante al centro di noi stessi,
La fulgida trasparenza che tu emani è pace.

(Traduzione di Nadia Fusini)

(2)

La pianta verde

Il silenzio è una forma passata.
Le rose leonine di Otu-bre sono divenute carta
E le ombre degli alberi
Ombrelli disastrati.

Il vocabolario sfibrato dell’estate
Non dice più niente.
Il marrone nel fondo del rosso,
L’arancio giù in fondo al giallo,

Sono falsificazioni di un sole
Che si specchia, senza calore,
In una costante secondarietà,
Un declinare verso il termine –

Se non che una pianta verde fiammeggia, se guardi
La leggenda della foresta castana e olivastra,
Fiammeggia, fuori leggenda, col barbaro verde
Della fiera realtà cui appartiene.

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)