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L’occhio che percepisce e la mano che trasforma l’impressione visiva in disegno sono parte integrante di un dispositivo il cui carattere voyeuristico è stato più volte sottolineato dai critici. L’oggetto a cui mira questo dispositivo è il corpo della donna che, nel caso di Dürer. è un modello passivo, pudicamente coperto, in apparenza addormentato. Insomma, un puro oggetto di contemplazione.

Effetto Sherlock. Storia dello sguardo da Manet a Hitchcock, Victor I. Stoichita, Il Saggiatore, trad. di Cecilia Pirovano

Sogno del 22 maggio 2016:

Libreria senza pareti né scaffali (la posizione del mio corpo stabilisce la funzione di questo spazio) e davanti alla scrivania alla quale siedo si trova un lungo viale alberato: un caro amico alla sinistra, un molesto cliente alla destra ed entrambi invitati a lasciarmi al comparire del Principe di Danimarca;
Occhiali rosa piccoli e stretti con impressa la data 1 marzo 1951;
Inquadratura, nel sogno, delle mani durante il dono degli occhiali e del libro dal mesto (parola presente nel sogno o al piatto di copertina del libro) principe;
Altissima gioia.

Sulla giornata lavorativa del 24 maggio 2016:

Casa d’altri, Sansoni, 1953: venduta chissà quando;
Non ho avuto voglia di assumere la configurazione di libraia chiarendo che il libro Chien blanc di Romain Gary è in catalogo presso Neri Pozza con la traduzione letterale del titolo, né ho avuto voglia di raccontare la trama del libro e di dire la ragione per cui l’ho esposto in vetrina;
Ancora una volta niente Chris Marker;
Ho scordato La modificazione di Michel Butor;
Questua d’amicizia, a colui che si dichiara cliente storico ma non assiduo, respinta;
Fatica, solitudine, sindrome d’abbandono;
Felice visita di Habté;
Felice scoperta, grazie alla visita di Michelino, di un’interpretazione di Leopardi nel volume di Rime del Petrarca: albero maestro della giornata.

glielo incarto?

è un libro che cercavo da tempo, che amo molto, mi mancava solo un’intervista – (quale?) – Portoghesi e Bernini – (non era Portoghesi e Borromini?) – anche, ma mi mancava solo quella a Bernini e cercando su internet, quando ho visto che era qui, sono venuto appena possibile, prima che la libraia vada in trasferta due giorni. Sono venuto subito, tempo dodici ore… – (10 va bene) – così non va bene – (10 va bene)- fa sempre come vuole lei?- (qui sì) – è una soddisfazione! – (c’è il prezzo per il collezionista e quello per il lettore) – ma non funziona così, così non va bene – (tra me e me: se fossi interessato alla cartella Valéry/Luzi/Casorati non esiterei a chiederti 3000 euro) – (altre parole su Mari/Borromini, Butor/Borromini, offerta di prestito de La modificazione, offerta di amicizia, rifiuto dell’uno e dell’altra, ringraziamenti, saluti).

l’ospite

Molto prima di sera
da te s’installa chi scambiò il saluto col buio.
Molto prima di giorno
costui si ridesta
e attizza, prima di partire, un sonno,
un sonno, echeggiante di passi:
tu l’odi misurare lontananze
e laggiù scagli la tua anima.

da Sette rose più tardiDi soglia in soglia, Paul Celan, Einaudi, trad.di Giuseppe Bevilacqua

un collage primaverile, le porte restano aperte

(se lo scambio non è impari) no, impari non è: questo mi manca, l’altro lo avevo – non ci credo, no, non ci credo – non esistono più i tossici – (potrebbe pensare che, come a Camogli, arriverà da lassù una pentola di olio bollente e invece io vivo) a chilometri da qui – un libro di fantascienza! – (Cristo, ho dimenticato di mettere sulla chiavetta il film di Chris Marker!) – buona primavera.

un collage

Un uovo di pasqua alto così – posso essere utile? – in inglese o in italiano? – preferirei direttive precise – io amo nadia fusini – indifferente – non si vince più – c’è pure una mappa – libreria incanto – è un segno – ormai non c’è più la libreria né l’amica – con la perdita dell’innocenza – praticamente bilingue – so valutare debiti e crediti – questione di possibilità – se non avessi letto Eliot … – trattori e lavatrici – un inchino a terra – non sono mai riuscito a leggerlo – un amico milanese – potrei seguirla all’infinito, questo è il mio campo – macché pagàno! – un cardinale – titolo irresistibile per noi – è caratteriale – la sua amica con la smart – è un brutto periodo – più in là – buona giornata.

e mi scopersi un giorno mugolare

Mi ero altresì creato un verso. Il che, giuro, non ho fatto apposta. A quel tempo, sapevo soltanto che il verso libero non mi andava a genio, per la disordinata e capricciosa abbondanza che esso usa pretendere dalla fantasia. Sul verso libero whitmaniano, che molto invece ammiravo e temevo, ho detto altrove la mia e comunque già confusamente presentivo quanto di oratorio si richieda a un’ispirazione per dargli vita. Mi mancava insieme il fiato e il temperamento per servirmene. Nei metri tradizionali non avevo fiducia, per quel tanto di trito e di gratuitamente (così mi pareva) cincischiato ch’essi portano con sé; e del resto troppo li avevo usati parodisticamente per pigliarli ancora sul serio e cavarne un effetto di rima che non mi riuscisse comico.
Sapevo naturalmente che non esistono metri tradizionali in senso assoluto, ma ogni poeta rifà in essi il ritmo interiore della sua fantasia. E mi scopersi un giorno a mugolare certa tiritera di parole (che fu poi un distico de I mari del Sud) secondo una cadenza enfatica che fin da bambino, nelle mie letture di romanzi, usavo segnare, rimormorando le frasi che più mi ossessionavano. Così, senza saperlo, avevo trovato il mio verso (…).

da Il mestiere di poeta (a proposito di Lavorare stanca), Cesare Pavese, Einaudi