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Lascaux e l’amicizia

Della moltitudine di esseri umani, ancora primordiali, anteriori al formarsi di questo girotondo animale, abbiamo trovato le tracce. Innanzi tutto quelle dei corpi che, materialmente, furono questi esseri da noi così poco dissimili: le loro ossa, quando ci sono giunte, ci fanno conoscere le loro forme scarnificate. Numerosi millenni prima di Lascaux (circa cinquecentomila anni), questi bipedi industriosi iniziarono a popolare la terra. Oltre alle ossa fossili, di loro ci rimangono solo alcuni utensili. Testimoniano l’intelligenza di questi antichi uomini anche se, ancora rozza, si applicava solo agli oggetti di cui si servirono, amigdale, schegge o punte di selce; a questi utensili o all’attività oggettiva che in tal modo perseguirono… Non cogliamo mai, prima di Lascaux, il riflesso di quella vita interiore di cui l’arte – e solo l’arte – si assume la comunicazione, e di cui è, nel suo calore, se non l’espressione imperitura (questi dipinti e la riproduzione che ne facciamo non avranno durata illimitata), almeno la duratura sopravvivenza.
Senza dubbio sembrerà incauto attribuire all’arte questo valore decisivo, incommensurabile. Ma questo valore dell’arte non è forse più sensibile alla sua nascita? Nessuna demarcazione è più netta: all’attività utilitaria essa oppone l’inutile figurazione di questi segni che seducono, che nascono dall’emozione e che all’emozione si rivolgono. Ritorneremo sulle spiegazioni utilitarie che se ne possono dare. Dobbiamo innanzi tutto sottolineare un’opposizione essenziale: certo, le ragioni materiali apparenti sono chiare; la ricerca disinteressata è invece solo ipotetica… Ma se si tratta di opere d’arte, dobbiamo fin da subito rifiutare qualsiasi discussione. Se entriamo nella caverna di Lascaux, ci afferra un sentimento forte che non proviamo dinanzi alle bacheche in cui sono esposti i primi resti fossili di uomini o i loro utensili di pietra. È lo stesso sentimento di presenza – che ci procurano i capolavori di ogni tempo. Al di là delle apparenze, è all’amicizia, è alla dolcezza dell’amicizia, che si rivolge la bellezza delle opere umane. La bellezza non è forse ciò che amiamo? L’amicizia non è forse la passione, l’interrogazione sempre ripresa di cui la bellezza è la sola risposta?

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L’arte è e continua a essere prima di tutto un gioco. L’utensile è invece l’origine del lavoro. Determinare il significato di Lascaux, o meglio dell’epoca di cui Lascaux è l’esito, equivale a cogliere il passaggio dal mondo del lavoro al mondo del gioco, che al tempo stesso è il passaggio dall’Homo faber all’Homo sapiens, ossia, dal punto di vista fisico, dall’abbozzo all’essere compiuto.

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Dopo un inverno di cinquecentomila anni, Lascaux avrebbe così il significato di una prima giornata primaverile.

Da La nascita dell’arte, Georges Bataille, Abscondita, trad. di Luca Tognoli