Ad Atena

Dal giorno ch’io sono stato gettato alla ventura,
il mio cuore è stato in trepidazione incessante,
diviso e incerto. Poi finalmente gli dei son venuti
a liberarmi dalla maledizione suprema, la morte!
e là nelle grasse contrade dei Feaci, tu sei venuta
a darmi coraggio con le tue parole, a guidarmi
alla città. Ora dunque eccomi qui in ginocchio!

Canto XIII dell’Odissea, Omero, trad. di Emilio Villa, Derive Approdi

 

Il Simurg

Il remoto re degli uccelli, il Simurg, lascia cadere nel centro della Cina una splendida piuma; stanchi della lunga anarchia, gli uccelli decidono di cercarlo. Sanno che il nome del loro re vuol dire Trenta Uccelli; sanno che la sua reggia si trova sul Kaf, la cordigliera che cinge la terra.

Intraprendono la quasi infinita avventura; superano sette vallate, o mari; il nome della penultima è Vertigine; l’ultima si chiama Annientamento, Molti pellegrini disertano; altri periscono. Trenta, purificati dalle fatiche, giungono alla montagna del Simurg. Finalmente lo contemplano: si accorgono che essi stessi sono il Simurg e che il Simurg è ciascuno di loro. Il Simurg contiene i trenta uccelli e ciascun uccello il Simurg. (Anche Plotino, Enneadi, V, 8, 4 – afferma un’estensione paradisiaca del principio di identità: “Tutto, nel cielo intelligibile, sta dappertutto. Qualsiasi cosa è tutte le cose. Il sole è tutte le stelle, e ogni stella è tutte le stelle, e ogni stella è tutte le stelle e il sole”).

da Il Simurg e l’Aquila in Nove saggi danteschi, Jorge Luis Borges, Adelphi, Piccola Biblioteca, trad. di Tommaso Scarano

 

Sebbene tu cerchi

Sebbene tu cerchi che la tua stessa
fugacità sia l’arpa, il flauto, il ruscello,
sai che su la fronte è il segno
di una malinconia senza fine;
e se l’aria della notte che avanza
scioglie la maggiorana, i mirti,
il chiaro calice della datura
in fumo umido di fragranza,
sai che la favola sboccia,
poco dura, s’allontana
e l’amaro è dell’ultima goccia.
Anche se il disperso ritrova
il confine, il lume notturno, il riposo,
anche se il tumulto gioioso
delle campane irrompe
nell’aria della sera,
e la corona da le gemme invernali
dolce si curva a la Primavera dei bianchi sponsali.
Ora su le colline oscure, su le curve dei monti
le terse cinture, le cacce di scintille
prende il primo scoramento che poi trascolora
e saranno in fondo a le valli, brusio, brina,
all’eriche sonaglio di stille che vapora,
breve fluire di fonti che l’erba disperde,
che la terra densa ai raggi caldi beve.

da Bosco il prestigiatore, in Antologia poetica, Lucio Piccolo, All’Insegna del Pesce d’Oro di Vanni Scheiwiller, 1999

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda