Na so I see am o! *

Il pidgin english, mi dice Mike, non è solo la lingua che rende possibile la comunicazione tra due comunità diverse nel medesimo luogo (per esempio tra i coloni inglesi e gli autoctoni nigeriani) e per necessità commerciali, ma è anche quella che consente agli autoctoni di confondere la lingua superstrato e quindi coloro che dominano, per mezzo di introduzioni di frasi no-sense nel discorso. Per questo, Mike mi confida, il pidgin english è una lingua lungimirante che antevede e, anzi, pone le basi per la rivoluzione.

*: That’s the way it is!

Mottetto per un veliero

Il rosa, il viola che macchiò le mani,
maglia di un tempo a riga di divani,
di piglio nella luce e nel libeccio
improvvisano il verde, il peschereccio
flagrante di memoria e d’avventura.
Mai visti quei colori per natura,
davvero? Ma lo chieda al marinaio
com’è forte l’azzurro di gennaio.

da Rime di viaggio per la terra dipinta, Alfonso Gatto, Mondadori (1969)

L’acqua che ti fece

Sei alta, pianta mia, di foglie ricca:
filtri la migliore luce, quella uscita
dalla vite, lungo il sampietrino,
scansando il pampino, con sguardo che ammicca.

Quando malferma piego la grande
bottiglia, formando piccoli gorghi
di poltiglia, mi piace guardare
mentre bevi. Davvero, mi piace.

Perché non parli? L’acqua che ti fece
barbara e verde e rossa, in autunno,
son io che la versai.

Contemplazioni e zzz, Carmela Moscatiello

Quante cose grandi, insensate e confuse…

Oh, quante cose grandi, insensate e confuse, come un minuto contraddice l’altro! Sono un valoroso frivolo o un vigliacco che si vanta? Ah, se potessi sapere con certezza a chi appartenga la ragione e la vittoria! Avessi davvero un ordine del mondo, una legge sicura che mi facessero da paragone! (…)

le parole di Francesco in Menzogna e sortilegio, Elsa Morante, Mondadori, Oscar Settimanali, pp. 465-466 del II volume

La dedica

Niente rende irrequieti più del restare soli con uno dei due capi del dialogo. Ti senti continuamente parlare con lei!
Una volta ho letto dell’abitudine degli indiani Mohavi di continuare a parlare anche quando il partner si è congedato da un pezzo e è andato via. Lo stesso succede a me. L’indiano ed io non badiamo alle normali distanze; crediamo che le nostre parole raggiungano ancora il partner, anche quando non lo si vede più.

Non ho mai trovato maggior libertà e sicurezza di linguaggio che nel dialogo condotto sotto l’influenza del desiderio fisico. Desiderio e memoria si eccitano a vicenda, l’una si esaltava protetta dall’altro. Non si trattava di niente di particolare, ci si confidava, ecco tutto. La privazione del dialogo ha lo stesso effetto di quella di una droga. Gli organi che una volta venivano stimolati si ammalano, l’intelligenza, il piacere e la gioia di muoversi, la voce.

da La dedica, Botho Strauss, Guanda, trad. di Vittoria Ruberl

III

Io ero tu dicevi, ed imperfetto
sentenziava il didàscalo severo,
ché quello che tu eri era leggero
come una casa cui non copra ’l tetto.

Sarò farò insistevi pargoletto,
ma potrà mai il futuro farsi vero
se un atomo soltanto, un punto mero
diversi son dall’esito concetto?

Passati invece siamo di diritto,
passanti un giorno e trapassati poi
senza tensione, senza più tragitto;

frammenti di memoria, noi e voi,
precipiti nel nulla a capofitto
perché il passato è tutto, e siamo suoi.

 

da Ghirlanda, sette sonetti di Michele Mari, pubblicati nell’antologia Chi ha tempo. Storie di giorni che corrono, a cura di Alessandra Urbani, Marcos Y Marcos, 2016

Gente incontrata

Esseri umani ho incontrato che,
quando si chiedeva loro il nome,
timidamente – come se non potessero pretendere
di possedere anche soltanto un modo di chiamarsi –
“signorina Christian” rispondevano e poi:
“come il nome”, e ti volevano
agevolare la comprensione,
nessun nome difficile come “Popiol” o
“Babendererde” –
“come il nome” – prego, non incomodi
la sua facoltà mnemonica!
Esseri umani ho incontrato che
coi genitori e quattro fratelli in una stanza
crebbero, di notte, con le dita nelle orecchie,
studiavano al focolare,
si fecero strada, di fuori belle e ladylike come contesse –
di dentro miti e operose come Nausicaa,
avevano la fronte pura degli angeli.

Mi sono spesso domandato e non ho trovato risposta,
da dove venga la dolcezza e il bene,
nemmeno oggi lo so e ora devo andare.

da Aprèslude, Gottfried Benn, Einaudi, trad. di Ferruccio Masini

Pensare Migrante 3

4/5/6 MAGGIO CITTÀ DEL’ALTRA ECONOMIA –

(LARGO DINO FRISULLO – TESTACCIO)
ENTRATA LIBERA A SOTTOSCRIZIONE
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04/05 VENERDÌ

Pomeriggio

>15:00-16:30

“Soccorso in mare, #OpenArms e diritto internazionale – Le politiche di esternalizzazione del diritto di asilo e il rapporto con i processi di delegittimazione delle ONG che operano i soccorsi nel mediterraneo”

– Salvatore Fachile (Associazione Studi Giuridici Immigrazione)

“Le frontiere all’epoca delle esternalizzazioni. Il caso di Lampedusa”

– Emanuele Petrella (#IndieWatch)

– Modera Angela Caponnetto (Rai News)

>16:45-18:15

Presentazione del Rapporto “Gravi violazioni dei diritti umani dei migranti in Libia” #MEDU – Medici per i Diritti Umani

– Modera Annalisa Camilli (Internazionale)

>18:30-20:00

Presentazione del Rapporto “Fuori Campo 2” Medici Senza Frontiere #MSF

– Moderano Eleonora Camilli e Giacomo Zandonini

Dalle 20:00

Musica dal vivo con:

#PiccolaOrchestradiTorPignattara

#SMILE

#Tuki

#Hi-Shine

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05/05 SABATO
Mattina

>12:30-14:00

-Processo ai media-

-Alessandro Gilioli (L’Espresso)

Presentazione della graphic novel “Il sogno a colori” di #MauroBiani

(Il Manifesto, L’Espresso)

Pomeriggio

>14:30-16:00

-Donne in Movimento- Donne migranti, doppia discriminazione – Infibulazione: tra pratica e dissenso. – Tratta e sfruttamento sessuale: il caso delle donne nigeriane.

Intervengono:

#AssociazioneDifferenzaDonna#DonnediBeninCity#LaminS.

(Attivista gambiano contro l’infibulazione)

– Modera Claudia Torrisi (#OpenMigration)

>16:00-17:30

#MigrantiLGBTI– Omosessualità e intersessualità: tra stigma, persecuzioni e ricerca di tutele in Italia e Europa.

Migrabo LGBTI, Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

– Modera Claudia Torrisi (Open Migration)

>18:00- 20:30 – Presentazione del libro “Hevalen. Perché sono andato a combattere l’Isis in Siria” di #DavideGrasso

– Modera Chiara Cruciati (Il Manifesto)

>20:30- 21:00 Presentazione e proiezione del documentario “New city map” di Giorgia Dal Bianco

Dalle 21:00

Musica dal vivo con:

#AgusCollective

#UnioneSuonatoriBase

#LucioLeoni

#DjSetPOLG + #BobCorsi

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06/05 DOMENICA
Mattina

>10:30 – 12:00

-Criminalizzare la Solidarietà-

Intervengono:

– Anabel Montes Mier (#ProactivaOpenArms)

– Francesco Martone (In difesa di)

– Gennaro Giudetti (#SeaWatch)

Modera:

– Andrea Palladino

Presentazione dell’iniziativa #WelcomingEurope – Per un’Europa che accoglie”

-Sara Prestianni (#Arci)

>12:15 – 14:00

Presentazione del libro “Materie Prime” sulla tratta dei baby calciatori di Stefano Sacchi – Intervengono: Hopeball, Atletico San Lorenzo, Liberi Nantes, Atletico Diritti

– Modera Valeria Biotti (Centro Suono Sport)

Pomeriggio

>Dalle 14:00 Pranzo Sociale a sostegno dei progetti di falegnameria e sartoria K_Alma e Kora, portati avanti dai richiedenti asilo del Villaggio Globale.

– Torneo di biliardino

CONCERTO DI CHIUSURA CON AFRICA RITMO

Festa romana per Michele Mari

Sabato 5 maggio dalle 17.30 alle 20.00

FESTA ROMANA PER MICHELE MARI

c/o Apollo Undici, Via Bixio 80/A – Roma

(xilografia di R.L. Stevenson)

le carte del grande gioco

(…) là davanti, Courbet trotterellava e parlava poco, povero di respiro. Di tanto in tanto si fermava, con il bastone di agrifoglio dritto come un ragazzino. Ordinaire lo vedeva inclinare la testa e, col bocchino della pipa, tracciare nell’aria i contorni di una cornice. Cielo, rocce, acqua, alberi: le carte del grande gioco.

***

Courbet non ha mai attizzato la folla. Se saliva su una sedia era per cantare, non per gridare A morte!. Ha mostrato un’infinità di cose semplicemente vivendo come credeva. Nessuna geremiade sull’infelicità degli oppressi; l’amore astratto dei filantropi lo inorridiva, quel cuore addolorato che cola e si sparge sulle piaghe retoriche della gente di cui si ignora l’odore…
Courbet ha esercitato la sua libertà. Era ostinato. La sua politica? La libertà, per tutti, ossia il dovere di governare se stessi. Non biasimava niente. Non gli interessavano le rivendicazioni (non ci pensava nemmeno a chiedere qualcosa), Per il resto, e giorno dopo giorno, la sua filosofia consisteva nel non cedere nulla di quanto si può tenere. Passo passo, non lasciare nulla a ciò che mutila, priva, colonizza, sottrae, manipola, invade, sottomette, ostacola, attrezza, adatta, squadra. Il corpo è un campo di battaglia. La Natura è un campo di battaglia. Il realismo di Courbet è un contrattacco alla fiaba sociale, all’illustre modello di società, alla civilizzazione, al programma delle scuole delle classi assoggettate, al programma delle scuole delle classi dirigenti, alle raccolte di letture a uso delle fanciulle. Il realismo di Courbet lacera le scenografie dietro cui si rivolge il lavoro sporco, lacera le tele dipinte, le rose di puttini sopra i teatri, le fatine, i diavoli, le allegorie affrescate nelle scuole e nelle stazioni, dove si vedono le dee dell’industria e dell’agricoltura, gli splendori delle colonie e i prodigi della scienza.
Sul muro del suo atelier, a Parigi, Courbet aveva affisso una lista di regole:

1. Non fare quello che faccio io.
2. Non fare quello che fanno gli altri.
3. Se ti mettessi a fare quello che faceva Raffaello, non avresti un’esistenza tutta tua. Suicidio.
4. Fai quello che vedi e quello che senti, fai quello che vuoi.

da La chiara fontana, David Bosc, L’Orma Editore, trad. di Camilla Diez

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda