Più che la scoperta del fuoco

Susan Brownmiller (1935), una giornalista che dedica anni di ricerca e documentazione al problema dello stupro, pubblica nel 1975 un libro voluminoso dal titolo Contro la nostra volontà. Uomini, donne e violenza sessuale, che avrà un successo molto largo. La tesi del libro, rafforzata da una documentazione ricchissima sul piano storico, sociologico, giudiziario, è semplice: lo stupro, inesistente nelle pratiche sessuali animali, è una pratica di violenza esclusiva della specie umana, ed è nata nella preistoria più antica, quando l’uomo ha “scoperto” che “penetrando” la donna con il suo organo genitale poteva commettere su di essa un atto di violenza, anche tramite la semplice minaccia della penetrazione contro la volontà della donna. L’autrice scrive pagine molto efficaci e persuasive per dimostrare che nello stupro conta molto di più la motivazione della violenza “politica” e “morale” rispetto a quella della violenza sessuale. Con lo stupro, o la minaccia di esso, l’uomo ha sempre esercitato un potere discrezionale e indiscusso sulla donna: “La scoperta dell’uomo che i suoi genitali potevano servire come arma per generare paura deve essere annoverata fra le più importanti scoperte dei tempi preistorici, insieme con l’uso del fuoco e le prime rozze armi di pietra. Dalla preistoria ai giorni nostri – è mia convinzione-lo stupro ha svolto una funzione critica. Si tratta né più né meno che di un consapevole processo d’intimidazione mediante il quale tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura” (Bompiani, 1976, p.13)

Franco Restaino da Le filosofie femministe, Franco Restaino e Adriana Cavarero, Paravia, 1999, p.64

Io lo chiamo eros

è l’eros a stimolare il pensiero:
“Io lo chiamo eros, secondo le parole di Parmenide il più antico tra gli dei (…) Il colpo d’ala di quel dio mi sfiora ogni volta che compio un passo essenziale nel pensiero e mi avventuro per una strada inesplorata”.

da Anima mia diletta!”  – Lettere di Martin Heidegger alla moglie Elfirede 1915-1970, Il Melangolo, trad.di P.Massardo e P.Severi (cit. da Byung-Chul Han ne La scomparsa dei riti, Nottetempo)

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda